Rapinata in gioielleria col coltello «Così mi sono opposta al bandito»

Francesca Carabba racconta i minuti in cui un giovane lunedì l’ha minacciata per avere soldi e oro «Ho avuto paura quando ha messo la mano in tasca per prendere l’arma. La borsa non gliel’ho data»
LANCIANO. «Era talmente giovane ed esile che non ho avuto la sensazione che mi stesse aggredendo. Il pericolo l'ho avvertito quando ha messo la mano in tasca, ma poi quando ha tirato fuori il coltello non me ne sono accorta. Voleva portarmi via la borsa ed io mi sono opposta». Francesca Carabba, 53 anni, titolare dell'Antica gioielleria di piazza Plebiscito, racconta così la rapina subita lunedì sera da parte di un bandito solitario fuggito, grazie alla sua reazione, con un magro bottino. Dopo avergli consegnato circa 120 euro in contanti, la commerciante non ha permesso che le portasse via anche borsa e portafoglio, opponendo resistenza alle richieste del rapinatore. «L'ho fatto inconsciamente e un po' ingenuamente», ammette Francesca Carabba, che fa i conti con la seconda rapina a mano armata in poco più di quattro anni. Ancora scossa per l'accaduto, ieri mattina è tornata nello storico negozio sotto la piazza, fondato nel 1800 dai suoi avi, per permettere ai carabinieri della compagnia di Lanciano, diretti dal maggiore Fabio Vittorini, di acquisire le immagini videoregistrate. Insieme a lei, il marito Nicola Labbrozzi, sindaco di Frisa.
Sono le 18.10 di lunedì quando un giovane, di corporatura esile, alto 1 metro e 80, con cappuccio della felpa in testa e bandana rossa a coprire bocca e naso, entra nella gioielleria. «In un batter d'occhio me lo sono ritrovato accanto, dietro il bancone», racconta la titolare, «dal video si capisce che mi è venuto proprio addosso e mi ha detto qualcosa, di non urlare e di dargli soldi e oro. Ho preso i contanti che tengo sotto la cassa per ridare il resto ai clienti. “Eccoti i soldi”, gli ho detto, “l'oro non ce l'ho”». Francesca consegna al bandito circa 120 euro in contanti. Per niente soddisfatto, il giovane cerca allora di afferrare la sua borsa. «Istintivamente ho preso il telefono dal bancone, pensavo di chiamare qualcuno e mettere in vivavoce perché capisse quello che stava accadendo», riprende il racconto Carabba, «mi ha detto “Dammi il telefono” ed io: “No, il telefono è mio”. Nel frattempo ho preso la bottiglietta dell'acqua per tirargliela addosso, non per fargli del male ma per scacciarlo. Lui aveva la mano in tasca: a quel punto mi sono detta che aveva qualche arma». Ed effettivamente, come mostrano le immagini di sorveglianza, il rapinatore tira fuori un coltello dalla tasca destra del pantalone. Ma non lo brandisce verso la titolare, che infatti non se ne accorge. «Poi è ripassato di là dal bancone e ha preso la mia borsa», prosegue Francesca, «“No, la borsa no e neanche il portafoglio”, gli ho detto. Avevo altri 100 euro ma non gli volevo dire che non c'era niente dentro, perché se lo avesse aperto e avesse trovato i soldi, magari avrebbe reagito male. Nel frattempo gli ero arrivata dietro e lui non poteva uscire: “Non ti faccio niente ma adesso vattene”, gli ho detto. Ad un certo punto si è fermato, ha buttato il portafoglio a terra, è tornato leggermente indietro, calmo, ha preso un braccialetto da sopra un banchetto e se n'è andato. Un pezzo di bigiotteria, valore 45 euro».
L'incubo dura 1-2 minuti. Nella rapina dell'11 dicembre 2019 in due la picchiarono e la rinchiusero in uno stanzino, portando via gioielli per un valore di 150mila euro. Poche settimane dopo i rapinatori furono arrestati dai carabinieri e nel frattempo anche condannati. Questa volta l'ipotesi è che si tratti di un tossicodipendente. «Rispetto all'altra volta non l'ho vissuta proprio come un'aggressione», rimarca Francesca, «dal video si vede che ci siamo strattonati, ma non mi sono sentita le mani addosso. Era talmente giovane ed esile. Il pericolo vero l'ho avvertito quando ha messo la mano in tasca, a quel punto ho pensato che avrebbe tirato fuori un'arma».
Con la chiusura del bar accanto e lo spostamento della farmacia, l'Antica gioielleria è rimasta isolata in zona. «Non mi sento sicura in effetti», conferma la titolare, «servirebbero più illuminazione, telecamere, vigili e forze dell'ordine che girano a piedi».
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