Rapine messe a segno nei locali, in tre finiscono sotto accusa

21 Aprile 2022

La Procura chiede i rinvii a giudizio per due 52enni di Monteodorisio e per un 54enne di Termoli Incastrati dai filmati delle telecamere di sorveglianza. Ora i titolari si costituiscono parte civile

VASTO. Rapina, violenza, minacce, porto abusivo di arma e diversi altri capi di imputazione. È lungo l’elenco dei reati contestati a G.P., una donna di 52 anni di Monteodorisio, e a G.Z., 52enne di origine romena anche lui residente a Monteodorisio. Il procuratore di Vasto, Giampiero Di Florio, ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi e questa mattina è in programma l’udienza preliminare. Tre i locali cittadini che, stando alle indagini dei carabinieri, i due avrebbero rapinato: il bar Ferrari in piazza Fiume, il bar Totalino in via del Porto, la macelleria Di Nanno sulla circonvallazione Istoniense. G. Z. è accusato anche di indebite transazioni con una carta di credito provento di rapina. Insieme ai due, comparirà davanti al gip anche L.J.C., 54 anni di Termoli: avrebbe collaborato con i due acquistando un cellulare provento di rapina.
Le rapine furono messe a segno fra novembre 2018 e febbraio 2019. La città era sprofondata nel terrore: il modus operandi era violento. Il titolare del bar Ferrari fu immobilizzato da due persone armate e poi buttato a terra: subito dopo uno dei rapinatori gli misero sul viso un panno intriso di sostanza narcotizzante. Durante il colpo al Totalino, i rapinatori, dopo aver puntato una pistola contro la titolare, spararono un colpo in aria prima di impossessarsi del registratore di cassa e della borsa della commerciante. Anche il titolare della macelleria Di Nanno si vide puntare contro una pistola.
L’identificazione dei presunti rapinatori avvenne grazie alla collaborazione dei cittadini che avvisarono il 112 in occasione del colpo alla macelleria. Contestualmente, le immagini della videosorveglianza indirizzarono gli investigatori verso una pista ben precisa: le telecamere ripresero i rapinatori in fuga su una Grande Punto grigia che apparteneva a G.P..
Oggi il caso approderà in aula: importanti saranno le dichiarazioni delle vittime che hanno deciso di costituirsi parte civile. Uno dei legali che le rappresenta è l’avvocato Alessandro Orlando. I carabinieri hanno indagato a lungo su G.P. e G.Z.. A inchiodarli sono stati diversi testimoni e le immagini delle telecamere. Quando i carabinieri il 7 febbraio 2019 bussarono alla loro porta, entrambi, nelle rispettive abitazioni, stavano tentando di distruggere delle prove. Addosso avevano ancora gli abiti indossati per la rapina. Nel corso della perquisizione estesa all’auto della donna ripresa sul luogo della rapina alla macelleria Di Nanno, i carabinieri recuperarono la pistola scacciacani , un passamontagna, giubbotti e guanti utilizzati nei raid.
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