Riapre la fabbrica esplosa Via libera dopo sette mesi

Dissequestrata la Esplodenti Sabino dopo l’incidente costato la vita a tre operai Conto alla rovescia per la ripresa delle attività. Salvatore: vogliamo andare avanti
CASALBORDINO. Dopo duecento giorni di fermo, ieri la Esplodenti Sabino ha ottenuto il dissequestro dello stabilimento. I dipendenti presto potranno tornare a lavorare. L’autorizzazione è stata concessa dal giudice del Tribunale di Vasto, Fabrizio Pasquale che venti giorni fa aveva autorizzato la messa in sicurezza e il recupero ambientale dell’area occupata dalla polveriera. I dipendenti si sono occupati delle operazioni di risanamento ambientale. Per il proprietario della Esplodenti Sabino, Gianluca Salvatore, è la fine di un incubo.
«Il mio primo pensiero», ha commentato l’imprenditore «va alle vittime della tragedia e alle loro famiglie». Il 21 dicembre un’improvvisa esplosione provocò la morte di Paolo Pepe, Nicola Colameo e Carlo Spinelli. «La Procura», ricorda Salvatore, «ha disposto da subito tutti gli accertamenti tecnici necessari per far venire a galla la verità e, dopo i lavori di bonifica e messa in sicurezza, oggi (ieri, ndc) ha concesso il dissequestro dell’azienda, mostrando attenzione per la realtà produttiva e occupazionale. Mi preme sottolineare», ha aggiunto Salvatore, «la grande forza delle famiglie, che hanno dovuto fare i conti con la perdita di tre persone care e superare un momento molto difficile. Il mio pensiero va anche ai sindaci della zona che ci sono stati sempre vicini. Grazie al vescovo di Chieti-Vasto monsignor Bruno Forte e all’encomiabile lavoro dei sindacati, per l’ottenimento della cassa integrazione. Ottenuto il dissequestro», ha proseguito l’imprenditore, «ora abbiamo la possibilità di richiedere le autorizzazioni amministrative, agli organi preposti, per la ripresa effettiva e totale delle attività. Proseguiremo con impegno l’iter necessario per cercare di ridare al più presto al territorio un’azienda efficiente».
Il sequestro ambientale della Esplodenti Sabino è stato chiesto il 22 marzo «per aver stoccato, in assenza di titoli autorizzativi, rifiuti pericolosi e non pericolosi posti sul terreno all’interno di cisternette in più aree dello stabilimento, in assenza di idoneo bacino di contenimento atto ad impedire o contenere eventuali sversamenti in danno del suolo, sottosuolo e acque superficiali e sotterranee, e per avere smaltito illecitamente, attraverso operazioni di incenerimento, rifiuti liquidi pericolosi, imballaggi, panetti filtranti e scarti di lavorazione pericolosi costituiti da acque contaminate dalle miscele esplosive prodotte». Dopo duecento giorni dalla tragedia, costata la vita a tre dipendenti, la Esplodenti Sabino torna a vedere la luce.
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