Rimborsi Carichieti Quattro investitori chiedono un milione

28 Ottobre 2016

Appello ai magistrati teatini: «Siamo davvero disperati Trasferite gli atti a Vasto per velocizzare le pratiche»

VASTO. Fallimento Carichieti. Le quattro “vittime” del Vastese chiedono la restituzione di 1milione150mila euro. A Chieti i primi risarcimenti, per poche somme, sono cominciati ma nel Vastese cresce l’angoscia e la preoccupazione delle presunte vittime. Gli avvocati tornano ad invocare la competenza territoriale della Procura di Vasto nell'inchiesta sulle obbligazioni subordinate per i casi avvenuti nel comprensorio.

«Sappiamo che l’indagine è in mano a magistrati competenti, ma Chieti è soffocata da un montagna di casi da analizzare. Trasferendo a Vasto i casi che riguardano le vittime vastesi la procedura sarebbe velocizzata», affermano gli avvocati Arnaldo Tascione e Giovanni Cerella. Le vittime delle obbligazioni subordinate Carichieti sono quattro. C’è un noto imprenditore che su consiglio di esperti aveva investito in obbligazioni 200mila euro. «Il mio cliente è disperato», ripete l’avvocato Tascione. «Aspetta con ansia che la magistratura lo aiuti».

Non è meno delicato il caso di una vedova che, dopo la morte per incidente del marito, ha investito nei bond il rimborso dell’assicurazione: circa 200mila euro. Poi c’è una pensionata di Vasto che ha scoperto di avere perso 500mila euro e infine un imprenditore seriamente ammalato che ha perso 250mila euro con cui avrebbe dovuto curarsi. Tutti e quattro hanno presentato un esposto in Procura.

Tascione e il collega Cerella invocano la competenza territoriale per velocizzare la procedura. «La situazione è delicata. Per chi attende è penoso». La Procura vastese è stata la prima lo scorso inverno a affidare alla guardia di finanza il compito di acquisire la documentazione necessaria. Le quattro vittime del Vastese sono disperate. Per loro è stato un trauma scoprire di essere rimasti senza risparmi per colpa delle obbligazioni subordinate, capitale di rischio azzerato con la fine della vecchia banca. «I clienti sono stati indotti all’errore. Si sono affidati a persone di fiducia e hanno scoperto di essere stati raggirati. La situazione per loro è drammatica. Per questo auspichiamo un’accelerazione dell’inchiesta e il trasferimento dei quattro casi alla Procura di Vasto», insiste Tascione.

Tutte le inchieste abruzzesi sono state riunite a Chieti perché è lì la sede legale dell’istituto di credito.

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