Rubano 17mila euro di felpe: presa la banda del finto corriere

30 Dicembre 2020

Finiscono nei guai due napoletani e un tedesco che hanno ingannato una ditta tessile dello Scalo Sul furgone una targa contraffatta. I carabinieri incastrano i malviventi con i tabulati telefonici

CHIETI. Ingannavano le aziende con la truffa del finto corriere, facendosi consegnare merce costosa e dileguandosi nel giro di pochi minuti. Erano capaci di compiere, in tempi di crisi, colpi così consistenti da mettere in ginocchio i proprietari delle attività. Ora i protagonisti del maxi imbroglio sono stati scoperti e denunciati dai carabinieri di Chieti Scalo, coordinati dalla tenente Maria Di Lena e dal luogotenente Roberto Verzulli: si tratta di due napoletani di 52 e 56 anni e di un tedesco di 69, vicino di casa del primo. Detta così, sembra una vecchia barzelletta. Ma c’è ben poco da ridere se si pensa che l’ultima vittima, una ditta di vestiti dello Scalo, ha visto sparire un carico da ben 17mila euro di felpe con le immagini di Holly e Benji. Ad incastrare gli autori del raggiro sono state una targa farlocca e l’analisi dei tabulati telefonici.
LE CHIAMATE TRUFFA Tutto comincia a giugno del 2019, quando un dipendente dell’azienda che commercia abbigliamento all’ingrosso riceve sul numero fisso del punto vendita la telefonata che aspettava da un importante cliente marchigiano che, di lì a poco, avrebbe dovuto ritirare un grosso quantitativo di merce. L’interlocutore, dal marcato accento napoletano, si presenta come nuovo autista del committente e dice di essere in arrivo. Quindi i due prendono accordi per concludere l’operazione.
IL RAGGIRO Intorno alle due del pomeriggio, a bordo di un furgone Iveco di colore bianco, si presentano due corrieri che, mostrando fin da subito una inspiegabile impazienza, iniziano a caricare il camion davanti a un magazziniere. Quest’ultimo, quando il mezzo è già pieno, si accorge che qualcosa non va. Più nel dettaglio, nota che una delle lettere della targa è stata modificata: la “G” è diventata una “C”. Nel momento in cui lo fa notare ai due corrieri, loro capiscono di essere stati scoperti e, senza dare spiegazioni, risalgono sul veicolo e scappano.
LE INDAGINI A quel punto, l’amministratore della ditta non può fare altro che denunciare tutto ai carabinieri. E le indagini degli investigatori consentono di identificare i tre autori dell’imbroglio. A telefonare all’azienda ben quattro volte nel giro di pochi minuti, anticipando l’arrivo del camion, è stato il 56enne. Il complice di quattro anni più giovane, invece, aveva preso a noleggio l’Iveco con il quale è stato compiuto il colpo. Nei guai è finito anche l’anziano tedesco perché intestatario dell’utenza indicata nel contratto sottoscritto per l’utilizzo del furgone. Ma c’è di più: quel numero di cellulare è stato agganciato dalle celle telefoniche del territorio di Chieti negli stessi orari del raggiro. Probabilmente, i truffatori hanno deciso di entrare in azione a seguito di accurati sopralluoghi che hanno permesso loro di scoprire il nome del cliente della ditta scalina, desumibile anche attraverso le scritte sui furgoni.
I PRECEDENTI Dai successivi accertamenti è venuto fuori che i due napoletani hanno già commesso in tutta Italia numerose truffe analoghe, l’ultima delle quali a Firenze. Non solo: lo stesso giorno del colpo teatino, dal cellulare del 56enne è partita una serie di telefonate ad altre imprese tessili abruzzesi, nel chiaro tentativo di trovare ulteriori vittime.
©RIPRODUZIONE RISERVATA