Rubato in chiesa tutto l’oro di San Rocco Sparita la cassaforte, i fedeli sotto choc

I malviventi distruggono quattro porte e sradicano dall’ufficio del parroco il forziere con gioielli e antichi calici Don Massimo: «Danno enorme per tutto il popolo di devoti». II sindaco: «Siamo increduli». Indagano i carabinieri
SAN GIOVANNI TEATINO. «È un danno per tutto il popolo di devoti. In una notte sono state cancellate storie di speranze, di grazie ricevute, di malattie, di dolori». Monsignor Massimo D’Angelo lo dice con un filo di voce dopo aver scoperto che, tra sabato e ieri, i ladri hanno fatto irruzione nella cappella di San Rocco, a Sambuceto, e rubato la cassaforte con l’oro donato al santo dai fedeli, anelli, un’aureola d’argento, sette antichi calici, un turibolo per l’incenso, una preziosa collana di perle. Sul furto sacrilego indagano i carabinieri. Il danno è in corso di quantificazione: in base a una primissima stima, potrebbe anche superare i 20mila euro. Ma il valore affettivo è enorme.
PARLA IL SINDACO
I fedeli sono sotto choc. «Vittima di questo vile gesto è tutta la comunità», dice il sindaco Giorgio Di Clemente. «È una notizia che ci lascia tanta tristezza, mista ad amarezza e incredulità. Trafugare i doni votivi è davvero un qualcosa difficile da comprendere e non condannare. Confido nel lavoro degli inquirenti, con la speranza che i malviventi possano essere presto identificati e i beni recuperati. Sono vicino al parroco».
IL RAID
I banditi, quasi sicuramente professionisti del crimine, entrano in azione nottetempo nel complesso parrocchiale di corso Italia. La scritta «area videosorvegliata» non li spaventa: significa che conoscono alla perfezione i luoghi. Sanno dove e, soprattutto, cosa cercare. Per entrare in chiesa, forzano una porta tagliafuoco. A quel punto, probabilmente con un grosso piede di porco, vincono la resistenza anche di una seconda porta che conduce alle stanze parrocchiali. Poi ne distruggono una terza blindata. Ma è al quarto danneggiamento, dopo aver addirittura rotto un pezzo di muro, che i ladri raggiungono l’ufficio del parroco. Qui c’è la cassaforte, ancorata saldamente alla parete con una decina di perni, che contiene il “tesoro” del santo e altri oggetti preziosi, in primis calici d’oro e d’argento databili tra il 1700 e il 1800. La banda scardina il forziere, trascinandolo all’esterno. Per fuggire, i malviventi riescono a crearsi un passaggio nella recinzione in metallo: in via Trieste, parallela del tracciato ferroviario, ad attenderli c’è quasi sicuramente un complice a bordo di un’auto. I banditi caricano sulla macchina anche la cassaforte e si dileguano.
LA SCOPERTA DEL FURTO
È don Massimo, alle sette del mattino, ad accorgersi del furto. Parte immediatamente la chiamata al 112: sul posto si precipitano i carabinieri della stazione di Sambuceto e del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Chieti, che si occupano dei rilievi. Le messe della domenica mattina vengono regolarmente celebrate. «I calici», spiega il parroco, «sono tutti catalogati: sarà difficile rivenderli. I signori ladri almeno quelli li restituissero. San Rocco, pensaci tu».

