Sabino, la protesta dei 70 operai: «Senza lavoro è un vero calvario»

Dipendenti in assemblea: da tre mesi attendono la cassa integrazione per la riconversione dell’azienda La Viola (Uil): «Facciamo i salti mortali per dare da mangiare alle famiglie, la Procura dissequestri»
CASALBORDINO. Non è facile programmare il futuro senza certezze economiche. Non è facile ricominciare se non sai ancora da dove si ripartirà. I settanta dipendenti della Esplodenti Sabino di Casalbordino vivono da tre mesi in una sorta di limbo. Attendono che l'Inps conceda i sei mesi di cassa integrazione per la riconversione ma al momento non c'è nessuna certezza che questo accada. L'unica certezza è che da tre mesi settanta famiglie non ricevono lo stipendio. Ieri mattina i sindacati e il titolare dell'azienda, Gianluca Salvatore, hanno incontrato nel corso di una assemblea i lavoratori ed esaminato con loro la situazione. Le Rsu hanno intenzione di chiedere un incontro con il sostituto procuratore Silvia Di Nunzio per ottenere il dissequestro della fabbrica.
LO SFOGO«Stiamo facendo i salti mortali per continuare a dare da mangiare alle nostre famiglie», ha spiegato Antonio La Viola, Rsu Uil. «C'è chi fa lavoretti in campagna e chi cerca altri lavori per incassare almeno qualche soldo. Il calvario sembra allungarsi», spiega il sindacalista. «Non sappiamo quando arriveranno la riconversione e il dissequestro: vorremmo chiedere un incontro in Procura. Gli uffici sono stati dissequestrati, ma l'area ha ancora i sigilli. Così è tutto fermo».
LA RICONVERSIONEL'azienda ha riconfermato la volontà di riconvertire la polveriera e di ristrutturare quindi l'impianto. Dopo gli ultimi tre morti, la Esplodenti Sabino, che dal 1973 tratta munizioni e bombe da tutta Europa, cambierà destino. L’ampio sito, 33 ettari, posizionato sulla collinetta di Casalbordino, dovrebbe tornare alle funzioni di un secolo fa: l’inertizzazione dei fuochi d’artificio e i razzi segnalatori, che d’altronde come attività secondaria, già si trattavano. I lavori non possono iniziare tuttavia fino a quando la fabbrica non verrà dissequestrata. Anche gli avvocati della Esplodenti hanno richiesto alla Procura il dissequestro e confidano in una prossima risposta.
LE INDAGINI
In realtà le indagini non sono ancora concluse e mancano alcuni passaggi fondamentali. I risultati degli esami autoptici delle vittime del 13 settembre scorso: Fernando Di Nella, 62 anni, di Lanciano; Giulio Romano, 56, di Casalbordino e Gianluca De Santis, 44, di Palata (Campobasso), non sono stati ancora depositati perché mancano i risultati dei testi genetici. Sulle indagini non trapela nulla. «La Procura mantiene il massimo riserbo sulla vicenda», conferma l'avvocato Michele Di Toro che assiste la famiglia di Fernando Di Nella. L'ultimo esame disposto dall’autorità giudiziaria sulla esplosione avvenuta alla Esplodenti di Casalbordino il 13 settembre è stata fatta il 5 marzo in Umbria. I periti della Procura hanno assistito all’interno dello Stabilimento militare del munizionamento terrestre con gli esperti dell’esercito a Madonna di Baiano (Perugia) a una nuova sofisticata perizia. Gli esiti al momento sono ancora sconosciuti.
LA PRIMA ESPLOSIONEContestualmente alle indagini sull'incidente di settembre, sono previsti nuovi accertamenti riguardanti l'esplosione del 21 dicembre 2020 costata la vita a Carlo Spinelli, 54 anni, di Casalbordino; Paolo Pepe, 45, di Pollutri e Nicola Colameo, 46, di Guilmi. Il tribunale ha concesso al super perito incaricato di individuare eventuali responsabilità in quello che accadde, un esperimento giudiziale. L'area della fabbrica, il 9 aprile diventerà scenario per una osservazione sperimentale che ricostruirà quanto accaduto tre anni fa attraverso la simulazione dell'evento. Il perito che eseguirà la sofisticata procedura è l'ingegnere Francesco De Marzio. Entro il 30 aprile sarà redatta la relazione che verrà presentata il 7 maggio nel corso della prossima udienza.
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