San Giustino, i reperti tornano sotto l’asfalto

Il Comune ricopre gli scavi archeologici in attesa della riqualificazione della piazza Ma l’appalto resta a rischio incompiuta: si va avanti ma in cassa non ci sono fondi
CHIETI. Arriva una colata di asfalto sopra i reperti storici scoperti in piazza San Giustino e, a breve, torneranno i parcheggi a pagamento tra la cattedrale, il tribunale e palazzo d’Achille con il suo cantiere ancora bloccato. Ieri, sono cominciati i lavori per ricoprire l’area degli scavi: tra le lastre, sono stati messi teli di protezione e poi è stato scaricato uno strato di terra. I lavori dovrebbero finire entro oggi. Poi, nei prossimi giorni, dovrebbe essere steso il manto d’asfalto.
CANTIERE A RISCHIO. Fino a quando piazza San Giustino resterà in queste condizioni, adesso, nessuno può dirlo con certezza. Il cantiere più importante della città è avvolto dal mistero. La riqualificazione dell’area centrale rimane appesa a un filo: per eseguire i lavori e cambiare faccia alla piazza – le direttive parlano di meno parcheggi, forse una fontana monumentale e ora anche la valorizzazione dei reperti (una cisterna e un altro locale sotterraneo) – sono necessari 1,5 milioni. Fondi che il precedente governo Gentiloni aveva concesso al Comune con la firma della convenzione il 18 dicembre scorso a palazzo Chigi. Ma il governo in carica M5S-Lega ha sospeso il decreto periferie e l’opera si ritrova a rischio insieme agli altri 10 milioni di lavori previsti per la città.
IL SINDACO VA AVANTI. Nonostante lo stop del governo, l’amministrazione Di Primio annuncia che andrà avanti anche senza soldi in cassa. Intanto, sono stati già affidati gli incarichi della progettazione a due architetti e le consulenze per la «verifica preliminare del progetto» a due archeologhe. Il sindaco Umberto Di Primio – che si è dimesso venerdì scorso ed è in lizza per la candidatura a presidente della Regione con Forza Italia – annuncia che il progetto non sarà messo da parte: «Quanto all’area a ridosso della cripta della cattedrale, dove è stata rinvenuta una cisterna presumibilmente ottocentesca, è intenzione dell’amministrazione comunale», afferma il sindaco, «procedere al suo recupero per renderla attrattiva da un punto di vista turistico culturale e inserirla nel progetto di riqualificazione della piazza». Sarà la Sovrintendenza archeologica a dettare le linee guida e gli architetti Gianfranco Scatigna e Maria Cicchitti dovranno tenere conto dei ritrovamenti nell’elaborazione del progetto.
COSA C’È SOTTOTERRA. Con gli scavi, avviati il 13 agosto scorso, sono venuti alla luce, a ridosso della cattedrale, una cisterna di 13 metri di larghezza per circa 9 di altezza, con due ingressi, costruita tra il 1878 e 1880 e usata come riserva d’acqua prima della costruzione dell’acquedotto cittadino che risale al 1891 e, di fronte al tribunale, un sotterraneo a volta di circa 6 metri di larghezza e 12 di lunghezza quasi interamente invaso da terra.
MOSAICO. Tra i reperti da mettere in mostra c’è anche e soprattutto un mosaico romano scoperto nel 1880: secondo le mappe del Comune, il mosaico si trova circa al centro della piazza, a 11 metri dal muro della cattedrale. L’intenzione è quella di mettere in mostra l’antico mosaico ma non è detto che sia possibile. GLI INCARICHI. Per portare avanti il progetto, l’amministrazione ha affidato a due archeologhe, Paola Riccitelli e Maria Di Iorio, l’incarico della «verifica preliminare del progetto» (3mila euro a Riccitelli, 1.562 euro a Di Iorio). L’incarico della progettazione per gli architetti Scatigna e Cicchitti ammonta a 5mila euro.

