Scade lo sfratto alle 27 associazioni Pompilio: regolamento in alto mare

CHIETI. Scade formalmente oggi lo sfratto del Comune per le 27 associazioni che hanno sede nell’ex caserma Pierantoni e, sebbene in maniera informale sia stato concesso altro tempo ai sodalizi, non...
CHIETI. Scade formalmente oggi lo sfratto del Comune per le 27 associazioni che hanno sede nell’ex caserma Pierantoni e, sebbene in maniera informale sia stato concesso altro tempo ai sodalizi, non si è fatto ancora nulla di concreto per trovare loro una nuova sede.
«Era stato promesso entro ottobre un nuovo regolamento per le concessioni e locazioni dei beni immobiliari del Comune», attacca la capogruppo di Azione politica, Serena Pompilio, «ma nessun seguito hanno avuto le promesse fatte dal delegato al patrimonio, Silvia Di Pasquale, e dal presidente del consiglio comunale, Luigi Febo». La lettera di sfratto, inviata dal Comune alle associazioni che hanno sede nell’ex caserma di Santa Maria, dava come termine per sloggiare proprio quello di oggi. La Pierantoni, infatti, diventerà uno studentato universitario da 200 posti letto e l’iter dei lavori sta per partire. In un incontro con i responsabili delle associazioni che si è svolto lo scorso 11 ottobre, il Comune, per bocca del presidente Febo e della consigliera Di Pasquale, aveva detto, in maniera informale, alle associazioni che sarebbero potute rimanere fino a febbraio ma, nel frattempo, aveva promesso la redazione di un nuovo regolamento per assegnare loro un’altra sede. Ma «il nuovo regolamento per le concessioni e locazioni dei beni immobili del Comune ad oggi non ancora approda in consiglio comunale», fa sapere Pompilio, «nessuna risposta ha avuto altresì l’impegno preso in quella sede di coinvolgere istituzionalmente altre realtà quali l’università, la duria e il comandante della caserma Spinucci, al fine di trovare soluzioni temporanee per evitare la chiusura di queste attività, penalizzando ancora di più il territorio teatino. Il regolamento passato in sede di commissione prevede inoltre condizioni particolarmente gravose per i cittadini, quali ad esempio per le attività a scopro di lucro, cauzioni e fideiussioni bancarie che non sono dettate questa volta dalla scusante del piano di riequilibrio ma da una precisa volontà politica di gestire il patrimonio comunale alla stregua di una società per azioni. Si dimentica completamente la finalità pubblica e ancora una volta il Comune mette in difficoltà i cittadini volendo portare avanti iniziative onerose e fuori misura non tenendo conto del tessuto economico cittadino e del periodo pandemico che ha altamente disastrato le nostre realtà». (a.i.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

