Scoperte armi nascoste sottoterra: c’è la pista del crimine organizzato

15 Settembre 2021

A Casalincontrada sequestrati un kalashnikov, una pistola con il silenziatore e quasi 150 proiettili L’arsenale era nel giardino di una tenuta: il proprietario chiede al giudice di patteggiare la pena

CHIETI. Le armi erano nascoste sottoterra. Scavando nel giardino di una tenuta di Casalincontrada, i carabinieri di Chieti hanno trovato un arsenale che evoca scenari da criminalità organizzata: un kalashnikov e 134 cartucce calibro 7,62, «da considerarsi munizionamento da guerra», oltre a una pistola calibro 7,65, con silenziatore artigianale e matricola abrasa, munita di caricatore con 10 cartucce.
La notizia, mai divulgata da chi indaga per esigenze investigative, è venuta fuori a distanza di oltre un anno dal blitz scattato il 9 luglio del 2020. Ieri mattina, il caso è arrivato in tribunale per l’udienza preliminare dopo che il sostituto procuratore Giancarlo Ciani ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del proprietario della tenuta, un 55enne di Casalincontrada, già in passato finito nei guai per questioni giudiziarie e adesso accusato di aver «ricevuto e occultato» il fucile mitragliatore Ak47 e l’altra arma, con annessi proiettili.
Si tratta di reati per i quali è prevista, rispettivamente, la reclusione da due a otto anni e da uno a otto anni. L’uomo, difeso dall’avvocato Vincenzo Brunetti, è intenzionato a patteggiare: il giudice Luca De Ninis ha fissato l’udienza decisiva per il prossimo 5 ottobre. Ieri l’accusa era rappresentata dal pm Marika Ponziani.
Le indagini dei carabinieri hanno consentito di risalire agli effettivi proprietari delle armi, personaggi inseriti in un contesto di criminalità organizzata, il che è facilmente ipotizzabile anche alla luce delle potenzialità micidiali della pistola e del fucile d’assalto rinvenuti nel giardino.
Ma, al momento, nomi e ulteriori dettagli rimangono coperti dal segreto, visto che sono ancora in corso accertamenti balistici per verificare se le armi siano state già impiegate in azioni criminali avvenute in Abruzzo e non solo.
Durante l’inchiesta, che si è protratta per mesi, è emerso che dalla tenuta alle porte del capoluogo teatino entravano e uscivano anche altre persone. Ed è questo uno dei motivi per i quali il proprietario dell’immobile, il giorno della perquisizione e del sequestro, è riuscito a evitare le manette.
Ma non le pesantissime accuse legate al possesso di un’arma da guerra e di una considerata clandestina, essendo priva di matricola.
“Ferri” del genere, peraltro risultati perfettamente funzionanti, non girano negli ambienti della malavita locale con tanta facilità. E se i kalashnikov sono i fucili scelti solitamente dalle bande specializzate negli assalti ai furgoni portavalori, la pistola con il silenziatore è l’arma perfetta per chi vuole compiere un delitto.
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