Sevel, i sindacati alle istituzioni: ci vogliono nuove infrastrutture

Appello di Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Aqcf a governo e Regione per il vertice del 1° marzo con Stellantis «Si punti su attrattività della Val di Sangro, transizione ecologica e riconversione delle fabbriche»
ATESSA. Interventi strutturali per il settore dell'auto, favorire la transizione ecologica per la reindustrializzazione e riconversione degli stabilimenti italiani e aumentare l’attrattività della Val di Sangro con nuove infrastrutture, strade, innovazione tecnologica, lavorando con le università su sviluppo e ricerca. È quanto chiedono le rsa di Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Aqcf a governo e Regione Abruzzo in vista di un nuovo tavolo con Stellantis il prossimo 1° marzo al Mise. Il momento è delicato. La crisi della fornitura di semiconduttori e microchip, e non solo, ha messo in ginocchio il settore automotive alle prese con la più grande trasformazione industriale degli ultimi decenni: entro il 2035 l'Europa dirà addio alla vendita dei motori tradizionali.
In Abruzzo i fari sono puntati su Sevel, l'instancabile stabilimento dei furgoni commerciali leggeri. Il 2021 ha visto la fabbrica perdere circa 50.000 veicoli proprio a causa dei continui fermi produttivi per la mancanza di semiconduttori e componenti. Una situazione che ha portato alla non riconferma di 600 giovani precari del territorio. A inizio anno alcuni ragazzi sono stati richiamati a lavoro per qualche settimana: «Sembrava che i problemi sugli approvvigionamenti fossero superati», scrivono le rsa, «invece i nuovi fermi del 2022 stanno causando maggiore incertezza e soprattutto una perdita di salario».
Per Sevel, spiegano i sindacati, «la priorità deve essere quella di fare squadra per tutelare il futuro dello stabilimento e non solo allarmare i lavoratori come ha fatto la Fiom, annunciando la delocalizzazione della fabbrica. In questo momento storico c’è bisogno di serietà e di rispetto delle persone. Ricordiamo che la scelta di Psa e Fca di realizzare lo stabilimento in Polonia è stata annunciata nel 2019 e che in tutti i tavoli ufficiali era presente anche la Fiom, che ben conosce la capacità produttiva di Sevel, quella dello stabilimento polacco e le richieste del mercato europeo».
«L’atteggiamento della Fiom», proseguono le rsa, «è strumentale e incoerente: prima chiede investimenti perché preoccupata della perdita di posti di lavoro in Val di Sangro e poi sciopera contro il lavoro dei recuperi produttivi. Sevel fino ad oggi si è fermata esclusivamente per la mancata fornitura dei componenti e dei semiconduttori. Pensiamo che le notizie trapelate nelle scorse settimane sul possibile passaggio ai 18 turni sia impraticabile a causa del problema materiali, anzi, ipotizziamo che andremo in una fase acuta di fermi produttivi. Siamo sempre più convinti che l’unità sindacale e non di facciata, sia la strada giusta per raggiungere obiettivi comuni».
Per Fabio Cocco, coordinatore provinciale Usb, «nel gruppo Stellantis, così come in tante altre aziende, il prezzo più alto lo pagano i lavoratori e in primis quelli con contratti precari che le leggi sbagliate, inique e ingiuste hanno condannato a vittime sacrificali». Un affondo ai sindacati firmatari di contratto specifico: «Che fine ha fatto la procedura di raffreddamento aperta a settembre, lanciando grida di battaglia a cui mai hanno dato seguito nonostante la perdita di centinaia di posti di lavoro?».
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