Si insedia il nuovo procuratore Di Florio: qui una squadra capace

Assume l’incarico il 60enne originario di Roseto: «Entro in un ufficio ben organizzato ed efficiente» Discorso alla platea gremita: «Non dimentichiamo che abbiamo nelle mani il destino delle persone»
CHIETI. «Non amo i magistrati burocrati che pensano ai numeri e allo smaltimento dei fascicoli». Gli piace il magistrato «attento, fornito di preparazione e cultura giuridica e che abbia anche buon senso nella capacità di riflettere». È questa la visione del proprio compito che ha il nuovo procuratore capo della Repubblica di Chieti, Giampiero Di Florio che ieri mattina, pronunciando la formula di rito, è entrato in possesso delle sue funzioni. La cerimonia di giuramento si è svolta in tribunale davanti ai giudici Gianluca Falco, Alessandro Chiauzzi e Francesco Turco. Il giuramento è stato accolto dall’applauso dell’aula, piena di avvocati, rappresentati politici, amici e familiari e seguito dall’abbraccio col sostituto procuratore Lucia Anna Campo, che ha retto la Procura teatina per due anni fino al suo arrivo, la stretta di mano al presidente dell’Ordine forense teatino Goffredo Tatozzi e quella con l’amico, definito un «maestro», Pietro Mennini, ex procuratore generale della Corte d’appello ed ex procuratore capo a Chieti.
Prima di recitare il giuramento Di Florio – 60 anni, originario di Roseto, negli ultimi otto anni alla Procura di Vasto – ha tenuto un discorso di ampio respiro su come intende la professione. Ha iniziato confessando sentimenti di emozione, ha ringraziato i presenti a cominciare da Mennini, ringraziandolo «per quanto è stato capace di insegnare a tutti noi, non solo nel lavoro». Ha menzionato poi i rappresentanti dell’istituzione, i magistrati, il personale amministrativo, di polizia giudiziaria e l’avvocatura. Ha ricordato i problemi vissuti a Vasto: «Nel 2015, quando arrivai a Vasto, feci la promessa di non diventare il commissario liquidatore di quell’ufficio. Ci sono riuscito, perché l’ufficio è ancora aperto, ma mi chiedo se sia stato un bene o un male. Un bene lo è stato perché quell’ufficio rappresenta un baluardo a tutela della legalità di un territorio per il quale la Dia continua a parlare di pericolo di infiltrazioni. Ma forse è stato anche un male, perché non abbiamo avuto la riapertura delle piante organiche. Per questo ho lasciato quell’ufficio con enorme rammarico oltre che con preoccupazione per la sua sorte». Tornando al nuovo incarico, Di Florio ha detto di conoscere già il territorio e di essere certo di entrare in un ufficio «ben attrezzato in quanto a organizzazione ed efficienza». Si immagina come «il collante di una squadra con capacità elevatissime».
Con un’esperienza di 32 anni alle spalle, Di Florio individua il compito della giustizia penale nel «giudicare fatti, non processare la storia, né influire sull’assetto politico. Non dobbiamo impartire lezioni di etica e di morale a nessuno. Non dobbiamo mai dimenticare che con la nostra azione abbiamo nelle mani il destino delle persone». Ha infine aggiunto di aver visto «con favore le ultime norme sulla presunzione di innocenza».

