Sport, lezioni di italiano e lavoro: la nuova vita degli ucraini in città

Sono oltre 100 i profughi sistemati tra alberghi e famiglie. L’assessore Maretti: cerchiamo più alloggi E la protezione civile organizza visite guidate nei musei, Mancini: così li aiutiamo a integrarsi al meglio
CHIETI. Una nuova vita dopo aver vissuto sulla propria pelle gli orrori della guerra. Per gli oltre 100 ucraini ospitati a Chieti, l’eco delle bombe dei russi si sta lentamente dissolvendo. Tra corsi di lingua italiana, attività sportive per i bambini e corsi di formazione per entrare nel mondo del lavoro, i profughi stanno cercando di rimettere insieme i cocci della propria esistenza, sconquassata dalla fuga improvvisa dalla loro terra. «In gran parte, gli ucraini che abbiamo accolto sono donne e bambini», spiega l’assessore alle politiche sociali Mara Maretti. Al momento, circa quaranta profughi sono ospitati al Grande Albergo Abruzzo, 14 si trovano all’hotel Parco Paglia mentre il resto è dislocato nelle case delle famiglie teatine che hanno aperto spontaneamente le porte ai rifugiati. «In collaborazione con le associazioni cittadine», prosegue l’assessore Maretti, «abbiamo creato una rete per consentire agli ucraini di integrarsi al meglio. In più, stiamo cercando di ampliare la nostra disponibilità di accoglienza grazie all’aiuto della prefettura e della protezione civile». L’amministrazione, infatti, ha presentato un progetto per aderire alla rete Sai, il sistema di accoglienza e integrazione: «Puntiamo ad avere 24 posti in più per accogliere nuovi profughi», ha spiegato Maretti, che è in contatto anche con l’Arci con cui punta ad allestire altri 15 posti. «Devo anche dire che nelle ultime settimane gli arrivi in città sono diminuiti», spiega l’assessore, «e qualche ucraino si sta attrezzando per tornare nella propria casa». Ma per molti il ritorno in patria resta ancora un miraggio ed è per questo che è stata costruita una rete di integrazione per dare respiro e speranza agli ucraini. «Molti bambini sono stati inseriti con successo nelle società sportive», ha detto Maretti, «grazie all’aiuto del Cpia (centro provinciale per l’istruzione degli adulti, ndr) abbiamo organizzato dei corsi di lingua italiana per gli ucraini; mentre in collaborazione con l’azienda Manpower sono stati organizzati dei bilanci di competenza e dei corsi di formazione per aiutare le donne ucraine a trovare lavoro». Ma sono scese in campo anche altre realtà locali, tra cui le associazioni Cura del tempo e Teatelier, per aiutare i profughi a integrarsi tramite iniziative culturali. Ed è notevole anche la mole di lavoro fatta dai giovani volontari del Nucleo operativo Teate (Not) di Chieti, che in questi giorni hanno fatto assaggiare per la prima volta il sapore del mare agli ucraini: «Vorremmo portarli anche al museo universitario», spiega Antonio Mancini, presidente del Not, «ma ci piacerebbe anche portarli al luna park e fargli ammirare le bellezze culturali di Chieti: è fondamentale integrarli al meglio, dopo l’orrore che hanno vissuto, per concedergli una speranza».

