Sprecacenere: danni in cucina, dobbiamo usare i piatti di carta

CHIETI. «Dopo la variante Delta, ora c’è la variante Aca». Smorza la rabbia con l’ironia Niki Sprecacenere, titolare del pub ristorante Sprecacè, in vico Mercatello, in pieno centro storico teatino....
CHIETI. «Dopo la variante Delta, ora c’è la variante Aca». Smorza la rabbia con l’ironia Niki Sprecacenere, titolare del pub ristorante Sprecacè, in vico Mercatello, in pieno centro storico teatino. Il locale, in pochi anni di apertura è diventato subito meta di una vasta clientela affezionata, complice anche l’atmosfera suggestiva del centro storico teatino. Ma, proprio perché si trova in centro storico, è praticamente impossibile installare un’autoclave. E così i giovani proprietari dello Sprecacè restano senza acqua: «L’azienda acquedottistica», dice Sprecacenere, «ci toglie l’acqua sempre più frequentemente, senza neanche avvertirci, e per noi significa non poter lavorare. Il danno economico non è indifferente. Senza contare che arriviamo da una pandemia: mesi di chiusure, sforzi per adeguarci alle regole anti-Covid e ora che stiamo piano piano riprendendoci, manca l’acqua. Dopo il Covid, il nemico dei locali che lavorano di notte è diventata l’Aca. E noi facciamo davvero tutto il possibile per mantenere il locale sicuro dal punto di vista igienico per evitare rischi di contagio. Ma anche per queste cose abbiamo bisogno di acqua. È un controsenso: chiedono a noi gestori di locali grandissimi sforzi per rispettare le prescrizioni anti-Covid e poi ci tolgono l’acqua. Purtroppo», conclude, «noi non abbiamo la possibilità di mettere un’autoclave e questa è un po’ la situazione di molte delle attività di ristorazione che si trovano nel centro storico. Per colpa dell’Aca mi si è già rotta la macchina del ghiaccio e, per evitare rotture, quando manca l’acqua devo subito staccare la lavastoviglie, ricorrendo a piatti e bicchieri di plastica». (a.i.)

