Stellantis ferma il terzo turno, rientro in fabbrica tra le paure

Nello stabilimento dei furgoni, oltre alla cassa integrazione, c’è anche lo stop alla produzione di notte Grande preoccupazione da parte dei sindacati: è uno dei momenti peggiori nella storia dell’ex Sevel
ATESSA. Rientro dalle ferie estive mai così amaro per gli addetti del più grande stabilimento d’Europa per la produzione di furgoni commerciali leggeri. Stellantis Europe Atessa, un tempo Sevel, è alle prese con la crisi più grave degli ultimi anni e un periodo di incertezza produttiva che si protrarrà, secondo le stime degli addetti ai lavori, almeno fino alla fine dell’anno. E se le ferie estive, programmate dal 2 al 19 agosto (le linee produttive sono riprese oggi alle 5.45), sono iniziate con una fermata produttiva del primo agosto e il regime di cassa integrazione che durava ormai dal 10 giugno, il rientro dalle vacanze è altrettanto traumatico, dal momento che il sito produttivo ha pianificato altra cassa integrazione fino al 15 settembre per un totale del massimo dei dipendenti del plant. Almeno mille operai saranno da oggi in cassa integrazione. Per tutto settembre, inoltre, cosa inedita per lo stabilimento di viale Giovanni Agnelli, sarà sospeso il terzo turno, quello notturno con circa 1.500 dipendenti che dovranno alternarsi sui due turni e, potenzialmente per molti di loro, sperimentare la cassa integrazione forse per la prima volta quest’anno.
Una situazione di straordinaria gravità che non si è verificata nemmeno durante il Covid. Infatti le crisi nello stabilimento più produttivo del gruppo in Italia si contano sulla punta delle dita. Quella del 2024 per serietà e complessità, equivale forse soltanto a quella degli anni ’80 con i primi processi di deindustrializzazione e la crisi economica a imperversare sull’Italia della crisi della lira e, a livello globale, con la crisi petrolifera; dei primi anni ’90 con il passaggio a un nuovo modello che fece fatica a imporsi sul mercato e a quella del 2009, a seguito della crisi del mercato dell’auto che si riversò drammaticamente sull’allora Sevel con la perdita di oltre mille posti di lavoro. Poi venne il Covid, ma per lo stabilimento dei furgoni, al netto della quarantena e dei disagi legati al virus, è stato comunque un periodo, vista la richiesta sul mercato di veicoli da lavoro e da consegna.
«Si torna in fabbrica con tanta preoccupazione», interviene Nicola Manzi, segretario Uilm Chieti-Pescara, «con interrogativi non solo legati alla ripresa del mercato, ma anche al ridimensionamento della capacità produttiva dello stabilimento. Domani (oggi per chi legge, ndc) sarà infatti definitivamente chiusa la verniciatura vecchia e con un solo reparto di verniciatura si dovrà passare, anche in caso di ripresa del mercato, forzatamente dai 1.300 furgoni prodotti al giorno ai 970. In questo modo non saremo più in grado di fare produzioni record come negli anni passati. E anche il prossimo anno, assieme allo stabilimento polacco, si arriverà a 300mila furgoni in tutto».
Uno scenario che non è nemmeno comparabile ai numeri esigui del momento in cui, se va bene, si produrranno al massimo 650 veicoli al giorno. «C’è grande incertezza», commenta Amedeo Nanni, segretario Fim-Cisl Abruzzo e Molise, «come Fim cercheremo di salvaguardare come prima cosa il lavoro e di far stabilizzare almeno i contratti in staff leasing, ma ci saranno molte questioni da affrontare questo autunno. Vogliamo sottoporre ad esempio all’azienda la questione della “Separation” che ad Atessa ha riguardato l’uscita incentivata dal percorso lavorativo per soli 25 dipendenti tra impiegati e dirigenti, ma che potrebbe essere applicata anche agli operai che vogliano anticipare la pensione o a persone che vogliano fare una strada alternativa».
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