Storico pescatore muore in mare: il malore mentre tirava su le reti

13 Settembre 2023

Michele Scafetta stroncato all’alba a un miglio da Punta Penna, l’allarme lanciato dai miticoltori  Sul posto Capitaneria e 118, inutili i tentativi di rianimarlo. Il cordoglio del sindaco: «Un duro colpo»

VASTO. La sua vita l’ha dedicata al mare. Un destino beffardo ha voluto che il suo cuore si fermasse proprio lì. Michele Scafetta, 64 anni, componente della piccola pesca vastese, è morto ieri mattina mentre issava la rete sulla sua barca. Probabilmente un infarto fulmineo gli ha impedito di chiedere aiuto.
La disgrazia è avvenuta all’alba a un miglio dal porto di Punta Penna. A scoprire quello che era accaduto, qualche ora dopo, è stato l'equipaggio di un peschereccio che stava raggiungendo l’allevamento di mitili. Quella barca ferma vicino al vivaio della miticoltura li ha insospettiti: si sono avvicinati e hanno visto il pescatore disteso vicino alla rete. Hanno provato a chiamarlo, ma è stato inutile. Immediatamente i miticoltori hanno informato dell’accaduto il comandante del Circomare di Punta Penna, Stefano Varone. Senza perdere tempo l’ufficiale ha raggiunto la zona con la motovedetta del Circomare. Gli uomini della Capitaneria hanno recuperato il corpo e lo hanno riportato in porto. Sul molo i sanitari del 118 hanno provato a rianimare il 64 enne, ma è stato inutile. Stando a un primo riscontro del medico legale, Scafetta è morto tra le 4 e le 5. In sostanza poco dopo aver raggiunto la zona di pesca. La posizione della rete lascia intendere che il suo cuore si sia fermato mentre issava a bordo le reti da pesca.
È toccato al comandante Varone il non facile compito di avvisare la famiglia. Il sostituto procuratore della Repubblica di Vasto, Silvia Di Nunzio, ha disposto una ispezione cadaverica esterna sulla salma. La perizia sarà eseguita all’obitorio dell’ospedale di Chieti, dove è stato trasferito il feretro. L’ispezione cadaverica fugherà ogni dubbio sui motivi del suo decesso.
La notizia della morte di Michele Scafetta ha provocato profondo sconcerto nella marineria. «Viveva per il mare e la pesca», racconta Nicola Natarelli. «Il mare era il suo sostentamento. Ogni giorno all'alba usciva in mare. Siamo tutti vicini alla sua famiglia». Una vita di lavoro e sacrifici quella di Michele Scafetta, diventato di recente anche nonno. La vita del pescatore è dura: la fatica del mare, l’incertezza del “raccolto”, i consumi del pesce fresco che calano, così come la redditività del pescato, i costi che crescono, il fermo pesca di alcune specie per evitare l’esaurimento degli stock ittici, e così via. Chi sceglie questa professione si trova a dover sacrificare buona parte del proprio tempo libero e i propri affetti, a causa delle tante ore trascorse in barca e della necessità di riposare nelle poche ore residue. Negli ultimi anni la crisi non ha certo aiutato il settore ittico. Ma, a chi gli faceva notare che la vita del pescatore era troppo sacrificata, lui rispondeva: «È la mia vita. È quello che so fare». Alcuni conoscenti raccontano di averlo visto un po’ più stanco del solito negli ultimi giorni. Nulla che facesse presagire la tragedia di ieri mattina. La sua perdita rappresenta un duro colpo per tutti coloro che lo conoscevano e lo stimavano. Anche il sindaco di Vasto, Francesco Menna, si è detto profondamente turbato dal grave lutto che ha colpito la famiglia Scafetta. «La vita del pescatore non è facile», ha commentato Menna. «I sacrifici sono tanti e pochi i lussi. Michele Scafetta era una persona semplice e umile a cui non facevano paura i sacrifici. Sono vicino alla sua famiglia in questo doloroso momento».
Ora in città aspettano tutti che la procura riconsegni alla famiglia la salma per fissare la date dei funerali.
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