Teateservizi, i rilievi dei giudici: «Gravi criticità sulla riscossione»

14 Maggio 2023

Tra le ragioni della bocciatura del piano di riequilibrio figurano incassi non sufficienti a coprire il buco Entro il 30 giugno la società cederà la gestione dei cimiteri. I sindacati: «I lavoratori precari a rischio»

CHIETI. Le «gravi criticità» sulle attività di riscossione dei tributi municipali da parte di Teateservizi, unite alla «mancata capacità di assicurare l’incasso» delle entrate comunali, ha spinto i giudici istruttori a ritenere «poco verosimile» la riduzione di buona parte dei residui attivi (ossia i crediti non ancora riscossi) che concorrono alla formazione del disavanzo. I magistrati Stefano Siragusa e Giovanni Guida, nelle 115 pagine della sentenza della Corte dei conti con la quale motivano le ragioni che hanno determinato la mancata omologazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale stilato dall’amministrazione del sindaco Diego Ferrara, sottolineano in un passaggio chiave che la società pubblica «dovrebbe essere in grado di realizzare un’attività ben più incisiva di quella posta in essere dalla sua creazione ad oggi».
RISCOSSIONE DEI TRIBUTI
In particolare, secondo quanto rilevato dalla magistratura contabile, Teateservizi pur avendo migliorato le proprie performance sulla riscossione delle tasse, non sarebbe in realtà «in grado di incidere in modo significativo sulle percentuali di riscossione». Il possibile e progressivo ritorno allo svolgimento di un’ordinaria attività, infatti, per i giudici è «del tutto insufficiente ad assicurare il proprio effettivo concorso» al percorso di risanamento del Comune e quindi alla riduzione dello squilibrio. Per ridurre il buco finanziario, infatti, ingigantito dalla mole di crediti vantati dal Comune e ritenuti anche dai revisori dei conti di dubbia esigibilità, ci sarebbe voluta «un’attività di “aggressione” non ordinaria» da parte di Teateservizi che avrebbe comportato il recupero dell’efficienza, la razionalizzazione dei servizi e la riduzione della spesa corrente. Di qui la conclusione che le misure di risanamento programmate dal Comune sarebbero «non congrue e proporzionali per garantire il prefissato obiettivo di riduzione del disavanzo e il corretto perseguimento degli scopi istituzionali dell’Ente». Motivazione che ha portato i giudici a concludere che il riequilibrio non sarebbe sostenibile per il Comune di Chieti, ma è necessario procedere con il dissesto, parametro procedurale «a garanzia della serietà del percorso di rientro e riequilibrio» attraverso il quale è possibile «ripristinare, con la separazione del bilancio in bonis (cosiddetta gestione ordinaria) da quello dissestato, le condizioni per erogare le prestazioni essenziali, rassicurando i fornitori e gli utenti sulla solvibilità e continuità funzionale dell’ente».
GESTIONE DEI CIMITERI
Un’altra incognita riguarda la dismissione dei servizi cimiteriali (finora gestiti da Teateservizi per conto del Comune) entro il 30 giugno, così come messo nero su bianco nel piano concordatario. In attesa dell’udienza con i creditori il 13 luglio in Tribunale, è il responsabile provinciale Usb Romeo Pasquarelli a dirsi preoccupato per la sorte dei lavoratori precari. «Una situazione ormai insostenibile», argomenta, «aggravata dal fatto che per loro, lavoratori in affitto, non potrà valere la prevista “clausola sociale” che interviene a garantire la continuità lavorativa dei dipendenti in caso di cambio appalto e subentri di nuova società nella gestione del servizio». «Usb ha appreso», prosegue Pasquarelli, «che è intenzione del Comune affidare i servizi cimiteriali all’altra partecipata, la Chieti Solidale, ma, in ogni caso, si è già in forte ritardo considerando tutte le operazioni preliminari da svolgere prima di poter affidare compiutamente questo servizio e garantire l’immediata operatività tale da non provocare alcuna interruzione».
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