Thales, 12 ore di trattativa ma l’accordo non va in porto

CHIETI. Dopo 12 ore di riunione è fumata nera per la vertenza Thales sul tavolo del Mise. L’accordo non c’è, nonostante la lunga giornata di discussione. Tra azienda e sindacati (Cisl, Cgil, Uil e...
CHIETI. Dopo 12 ore di riunione è fumata nera per la vertenza Thales sul tavolo del Mise. L’accordo non c’è, nonostante la lunga giornata di discussione.
Tra azienda e sindacati (Cisl, Cgil, Uil e Ugl) è ancora muro contro muro. In ballo non c’è solo il destino del sito teatino, ma anche le sorti dell’intero gruppo della multinazionale in Italia. L’azienda capitanata dall’amministratore delegato Ugo Govigli era pronta a una serie di impegni su rilancio del gruppo e crescita occupazionale, ma non per il sito di Chieti. Govigli ha confermato che l’azienda darà corso a un programma di ridefinizione industriale nel settore della difesa e della sicurezza, ma queste attività verranno fatte a Sesto Fiorentino e di Gorgonzola. Un programma per cui è stato previsto un investimento di circa 35 milioni e la crescita occupazionale dell’organico complessivo di Thales Italia, da 540 a 600 addetti. Per Chieti, però, è stata invece confermata la decisione di cedere l’attività di produzione della radio Starmille.
Confermato l’interesse di due imprenditori nei riguardi del sito teatino, con progetti industriali che offrono prospettive occupazionali per tutti i lavoratori esclusi dal progetto Starmille (che riguarda solo 26 dei 96 addetti). Il vertice di Thales Italia si è impegnato a fare le necessarie verifiche sui due progetti e a riferire entro maggio, sospendendo fino ad allora la procedura di cessione del ramo d’azienda. L’accordo prevedeva anche una serie di impegni del vertice Thales sia per favorire l’insediamento a Chieti di iniziative imprenditoriali che offrano concrete prospettive occupazionali, anche agevolandole tramite assegnazioni di commesse, sia attraverso la cessione a condizioni di favore del sito, fermo restando la disponibilità al reimpiego dei dipendenti a Sesto Fiorentino e Gorgonzola. In cambio però chiedeva la fine dell’occupazione dell’azienda. (a.i.)

