Turista 56enne uccisa dal masso, chieste 4 condanne di 18 mesi

Sandra Zanchini, di Ravenna, morì per le ferite causate da una pietra caduta nella Gola di San Martino Per il pm sono responsabili l’ex sindaco, il capo dell’ufficio tecnico comunale e due dirigenti del Parco
FARA SAN MARTINO. Un anno e sei mesi ciascuno per ex sindaco, responsabile dell'ufficio tecnico comunale e i due rappresentanti del Parco nazionale della Maiella, assoluzione per la guida turistica. Sono le richieste formulate dal pm Natascia Troiano nel processo per la morte di Sandra Zanchini, la turista 56enne di Ravenna uccisa nell'estate 2019 da un masso sul sentiero verso le Gole di Fara San Martino. A processo per omicidio colposo ci sono l'ex sindaco di Fara San Martino, Carlo De Vitis, il responsabile dell’ufficio tecnico comunale Enrico Del Pizzo, Claudio D’Emilio e Luciano Di Martino, rispettivamente ex legale rappresentante e direttore del Parco nazionale della Maiella, la guida turistica Simone Barletta. Parte civile sono i familiari della vittima - in primis il marito Davide Baiocchi, presente a tutte le udienze - rappresentati dall'avvocato Filippo Zamponi.
L'udienza di ieri mattina al tribunale di Chieti, che doveva essere dedicata alla discussione, si è aperta invece con le dichiarazioni spontanee dell'ex sindaco De Vitis e di Del Pizzo (quest'ultimo ha depositato una memoria scritta), entrambi assistiti dall'avvocato Marco Femminella. Facendo riferimento a leggi e convenzioni (in particolare la legge quadro sulle aree protette 394/91 e la convenzione firmata nel 2014 tra Comune e Parco) De Vitis ha spiegato come la gestione delle aree protette e della riserva naturale sia affidata all'Ente parco. La convenzione, all'articolo 14, recita che «l'ente parco si impegna a predisporre ogni opportuna misura-intervento finalizzata alla salvaguardia della pubblica e privata incolumità e a interdire l'accesso alle aree oggetto di affidamento-gestione in presenza di eventuali cause di pericolo», mentre l'articolo 15 esplicita che «il Comune di Fara San Martino è esentato da qualsiasi responsabilità sia civile sia penale correlata ad eventuali danni a persone o cose che dovessero verificarsi nell'esercizio delle attività svolte dall'Ente parco».
«Non è uno scaricabile con il Parco», precisa l'ex sindaco, «ma le carte parlano chiaro su chi gestisce quell'area. Non era il Comune a dover gestire la segnatura dei sentieri, la cartellonistica, ad autorizzare le attività all'interno dell'area. Ci tenevo a precisarlo perché nelle udienze precedenti è venuto fuori tutt'altro. Un altro punto importante, che ho rappresentato al giudice, è che su quel tratto di parete dell'incidente non c'era mai stata prima alcuna segnalazione di caduta massi. Il giorno dell'incidente», conclude De Vitis, «c'è stata una folata di vento eccezionale, in mezz'ora è successo qualcosa che non era mai capitato. Non era il caso di passare sotto quel costone».
Il pm ha tuttavia chiesto la condanna a un anno e sei mesi per l'ex sindaco e per Del Pizzo, D'Emilio e Di Martino, mentre per la guida Simone Barletta l'assoluzione per insufficienza di prove. Il giudice Maurizio Sacco ha rinviato l'udienza per la discussione delle altre parti al prossimo 7 marzo e al 4 aprile per eventuali repliche.
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