Turista colpita e uccisa dal masso: 4 condanne per omicidio colposo

24 Maggio 2023

Sandra Zanchini, 56 anni di Ravenna, morì a causa di una pietra caduta durante un’escursione Inflitti un anno e quattro mesi all’ex sindaco, a un tecnico e a due dirigenti del Parco della Maiella 

CHIETI. Quattro condanne per la morte di Sandra Zanchini, la turista 56enne di Ravenna colpita e uccisa da un masso lungo il sentiero per le Gole di Fara San Martino. Il giudice monocratico del tribunale di Chieti, Maurizio Sacco, ha inflitto, in primo grado, la pena di un anno e quattro mesi di reclusione per l’ex sindaco di Fara San Martino, Carlo De Vitis (oggi consigliere comunale di minoranza), per l’allora responsabile dell’ufficio tecnico comunale Enrico Del Pizzo, difesi dall’avvocato Marco Femminella, per Claudio D’Emilio, all’epoca legale rappresentante dell’ente Parco nazionale della Maiella (e attuale sindaco di Palena), difeso dall’avvocato Ettore Paolo Di Zio, e per Luciano Di Martino, direttore facente funzione all’epoca dell’Ente parco, assistito dagli avvocati Giulio Cerceo e Vincenzo Di Girolamo. Unico assolto, perché il fatto non costituisce reato, è la guida turistica Simone Barletta, accompagnatore dell’escursione guidata e difeso dall’avvocato Gianluca Museo.
I quattro sono stati condannati al risarcimento dei danni in separato giudizio alle parti civili e hanno avuto la sospensione della pena e la non menzione. Il pm Natascia Troiano aveva chiesto l’assoluzione per Barletta e la condanna a un anno e sei mesi di reclusione per gli altri quattro. L’accusa era per tutti omicidio colposo e cooperazione nel delitto colposo, «per aver omesso di adottare opportune cautele», è precisato nel capo d’imputazione, «e di predisporre all’ingresso e lungo il tragitto del sentiero, di pertinenza del Comune di Fara San Martino e cogestito con l’ente Parco nazionale della Maiella, cartelli indicatori del pericolo di caduta massi e delle precauzioni da adottare».
Tra un mese saranno quattro anni dal 22 giugno 2019 quando Sandra Zanchini, durante un’escursione alle Gole con un gruppo di amici di Ravenna che era in vacanza in Abruzzo, venne colpita alla testa da un frammento di roccia che, staccatosi dalla parete rocciosa durante un’improvvisa turbolenza, la colpì alla testa. La turista morì dieci giorni dopo, il 2 luglio, nell’ospedale di Pescara, a causa delle lesioni riportate.
«C’è una sovraesposizione dei pubblici amministratori ormai insostenibile», commenta l’avvocato Femminella, che assiste l’ex sindaco De Vitis, presente in aula, e Del Pizzo, «i sindaci, a questo punto, dovrebbero chiudere ogni sentiero di montagna. Aspetteremo le motivazioni della sentenza e poi presenteremo ricorso in appello», conclude il legale. Soddisfazione viene espressa dall’avvocato Filippo Zamponi, che rappresenta i familiari di Zanchini, costituiti parte civile nel procedimento. Sempre presente, ad ogni udienza, il marito della donna, Davide Baiocchi, anch’egli avvocato. «Abbiamo sempre sostenuto la linea che la responsabilità, a monte, era degli amministratori», commenta l’avvocato Zamponi dopo la lettura del dispositivo, «adesso aspetteremo di leggere le motivazioni, ma ci sembra che il giudice con questa sentenza abbia colto nel segno, abbia fatto giustizia. Quanto accaduto alla signora Zanchini non poteva passare, a nostro avviso, come mera, tragica, fatalità. Un conto è una fatalità, un conto sono una serie di negligenze che determinano un evento così tragico. A noi interessa che sia stata riconosciuta una responsabilità, che non sia passato tutto in cavalleria, come si fosse trattato di una tragica fatalità, come un evento che può succedere. Invece non doveva succedere una cosa del genere, con l'attenzione e lo scrupolo che avrebbero dovuto esserci sia da parte del Parco che da parte del Comune, che a parere nostro hanno commesso gravi negligenze».
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