Ubriaco e drogato in auto uccise 2 giovani: condannato a otto anni finisce in carcere

Mirco Cavuto alla guida dopo aver bevuto 4 volte oltre il limite e sniffato cocaina Persero la vita un 18enne e un 25enne di Tollo. Adesso la sentenza è definitiva
TOLLO. Il conto da pagare con la giustizia è arrivato sei anni e quattro mesi dopo quella folle corsa in auto che causò la morte di due giovani. Mirco Cavuto, 38 anni di Tollo, che il 10 giugno 2018 si mise alla guida ubriaco e drogato, è stato arrestato dai carabinieri dopo la condanna definitiva a otto anni di reclusione per omicidio stradale pluriaggravato: ora è rinchiuso nel carcere di Chieti. Due pomeriggi fa, i militari dell’Arma gli hanno notificato il provvedimento firmato dalla procura generale della Repubblica presso la Corte d’appello dell’Aquila dopo che il ricorso presentato dall’imputato è stato dichiarato inammissibile dalla quarta sezione della Cassazione.
LE VITTIME
«Non guidare», gli consigliò un conoscente incrociato al ristorante. Ma Cavuto salì sulla sua Alfa Romeo Mito nonostante avesse bevuto alcol quattro volte oltre il limite e sniffato cocaina. A distanza di pochi minuti, Mirco si schiantò sulla strada provinciale Chieti-Tollo ammazzando il ragazzo seduto al suo fianco, Lorenzo Polidori, 25 anni, e Sebastian Bogdan Draga, diciottenne che viaggiava in motorino sulla corsia opposta. I genitori delle vittime, nel lungo iter giudiziario, sono stati assistiti dagli avvocati Roberto e Paolo Serafini e Carmela De Clerico.
LA RICOSTRUZIONE
Quella maledetta sera d’estate, come ricostruito dai carabinieri di Tollo e Ortona, Cavuto esce dal ristorante, sale sulla sua auto e inizia a percorrere la provinciale, in direzione di marcia Canosa Sannita-Orsogna, a una velocità compresa tra i 90 e i 100 chilometri all’ora, in un punto in cui il limite massimo è di 50. In un tratto rettilineo, l’uomo invade la corsia opposta e travolge Sebastian, che è in sella al suo scooter Aprilia Scarabeo e tiene regolarmente la destra, terminando la corsa contro due pali dell’illuminazione. L’impatto è devastante: il neo maggiorenne di origine romena muore sul colpo insieme al passeggero dell’auto, Polidori. Le responsabilità dello schianto appaiono fin da subito chiare. Anche perché le analisi in ospedale raccontano che Cavuto era ubriaco più di quattro volte oltre il massimo consentito dalla legge («ebbrezza alcolica con un tasso pari a 2,23 g/l») e si trovava in uno «stato di alterazione psicofisica in conseguenza dell’assunzione di cocaina e cannabinoidi».
IL TESTIMONE
Nove giorni dopo, emergono nuovi particolari. Un agricoltore di 55 anni, infatti, viene ascoltato in caserma e racconta: «La sera del 10 giugno ero all’interno del ristorante Santa Lucia. A un certo punto, invitato da un mio amico che stava mangiando all’aperto, sono uscito fuori per bere un liquore con lui. E lì, sotto la tettoia, erano seduti Cavuto e Polidori. Poiché mi risultava che la sera prima Cavuto avesse prestato soccorso a un suo conoscente ubriaco riaccompagnandolo a casa, mi sono sentito in dovere di parlargli in maniera amichevole e di raccomandargli di non mettersi alla guida dopo aver bevuto. Tuttavia, appena mi ha risposto, mi sono reso conto che non era sereno, non riusciva ad articolare le parole e, probabilmente, aveva esagerato con l’alcol. Ho capito che era inutile discutere oltre. Poi, sono rientrato in sala. Prima di andare via, quando mi sono fermato per salutare l’amico con cui avevo bevuto il liquore, lui mi ha raccontato che, dopo il mio intervento, Cavuto si era risentito molto del fatto che gli avessi fatto una paternale, sostenendo che non erano faccende che mi riguardavano». Il resto è storia recente: la pena che diventa definitiva, l’arresto, l’ingresso in carcere 2.325 giorni dopo quella tragedia.
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