Udienze solo via internet: gli avvocati dicono no

L’Ordine forense è contrario allo stop di tutti i procedimenti all’interno delle aule Tatozzi: gli ampi spazi del tribunale consentono di svolgere i processi in sicurezza
CHIETI. L’Ordine degli avvocati di Chieti è contrario alla decisione del presidente del tribunale di fermare le udienze penali e civili all’interno delle aule di palazzo di giustizia fino al prossimo 30 giugno. La misura adottata dal dottor Guido Campli, finalizzata a contenere il rischio di contagio da coronavirus, prevede la possibilità di svolgere via internet una serie di procedimenti. Il consiglio forense, presieduto dall’avvocato Goffredo Tatozzi, non condivide «la scelta di precludere in modo assoluto la possibilità di svolgere attività giudiziarie in praesentia, anche in parte residuale e limitatamente alle sole udienze che oggettivamente non possono essere svolte da remoto. In ogni caso, la modalità di celebrazione di tutte le udienze da remoto deve considerarsi ipotesi del tutto eccezionale limitata nel tempo: non può ritenersi come regola unica nel periodo 11 maggio 2020-30 giugno 2020». Ecco perché l’Ordine degli avvocati «invita il presidente del tribunale a tenere in considerazione tali osservazioni e a rivalutare le istruzioni già impartite ai magistrati». Al tempo stesso, è scritto nella delibera, «comprendiamo che le decisioni assunte nell’adozione delle misure organizzative per la ripresa delle attività giudiziarie sono dettate dalle preoccupazioni per l’emergenza epidemiologica, comuni del resto a tutti gli operatori del diritto e agli avvocati che, più di altri utenti del palazzo di giustizia, sono normalmente costretti ad attese nei corridoi e in prossimità delle aule di udienza». Quale può essere la soluzione? «La struttura del tribunale ha una conformazione tale da consentire la celebrazione di udienze con la partecipazione fisica dei soli soggetti interessati». La proposta è di consentire «un accesso razionale e limitato, previa identificazione della guardia giurata già presente all’ingresso, da ritenersi praticabile mediante la calendarizzazione ad horas di un ridotto numero di procedimenti spalmati su 5 giorni e da trattarsi nell’aula Matteotti, con il rispetto di ordinarie regole di cautela di distanziamento, misura di prevenzione concretamente realizzabile negli ampi spazi interni del tribunale, anche in considerazione del fatto che non è previsto l’accesso libero nelle cancellerie». Secondo l’Ordine, «la trattazione in videoconferenza determina la smaterializzazione del processo, con conseguente lesione delle garanzie costituzionali per il difensore e per i propri assistiti, poiché vengono sovvertiti i principi basilari e fondativi del processo penale, quali quelli dell’oralità e dell’immediatezza, che presuppongono la ineliminabile fisicità della sua celebrazione». (cr.ch.)

