Un’altra pistola e quattro fucili trovati nella casa dell’omicida

Petrosemolo aveva un arsenale, oltre alla Beretta con la quale ha ucciso De Grandis e alla Glock Armi legalmente detenute, ma sulle quali sono in corso verifiche sulla validità delle autorizzazioni
LANCIANO. Aveva altre armi in casa Amleto Petrosemolo, l'ex commerciante 70enne che domenica mattina ha freddato in strada il vicino di casa, Francesco De Florio De Grandis, 72 anni. Oltre alla Beretta con cui ha scaricato 13 proiettili addosso al pensionato e alla seconda pistola trovata nel borsello abbandonato durante la fuga, nella sua abitazione i carabinieri di Lanciano hanno sequestrato altre cinque armi tra pistole e fucili. Tutte legalmente detenute, anche se ulteriori verifiche sono in corso.
LE ARMIAl momento di compiere il delitto, Petrosemolo ha con sé due pistole. Una Beretta calibro 9, che conteneva in totale 15 proiettili, con la quale fredda il vicino a pochi metri dal portone del palazzo di via Cipollone, nel quartiere Santa Rita, dove entrambi risiedono. Dei tredici colpi esplosi, cinque colpiscono mortalmente alla schiena De Grandis, imbianchino in pensione con la passione per la pittura e la musica. Le altre sono pallottole vaganti o di rimbalzo, che infrangono anche il vetro di un'auto in sosta. In un giorno diverso dalla domenica, quando la gente va a lavoro o a scuola, il bilancio avrebbe potuto essere più grave. Una seconda pistola, modello Glock, e un altro caricatore vengono ritrovati nel borsello che il presunto killer abbandona su un muretto dopo il delitto, e che viene prontamente recuperato da un poliziotto e messo a disposizione della Procura. Nell'abitazione di Petrosemolo i militari, diretti dal tenente colonnello Vincenzo Orlando, trovano altre cinque armi, una pistola e quattro fucili, tutti sottoposti a sequestro amministrativo cautelare. Si sta procedendo alle verifiche per capire se le armi, legalmente detenute, abbiano i titoli autorizzativi ancora validi.
L’INTERROGATORIOSi terrà domani, intanto, l'udienza di convalida del fermo per Petrosemolo, arrestato domenica sera con l'accusa di omicidio volontario, aggravato da futili e abbietti motivi. Nella stessa sede si svolgerà l'interrogatorio di garanzia, in modalità da remoto dal supercarcere frentano dove Petrosemolo è recluso. Al gip del tribunale di Lanciano Massimo Canosa, l'indagato, assistito dall'avvocato Alessandra Cappa, dovrà spiegare i motivi del suo incomprensibile gesto omicida. Sempre domani, all'ospedale di Chieti, è prevista l'autopsia su De Grandis. Il pm Serena Rossi darà oggi, alle 14, l'incarico al medico legale Cristian D'Ovidio, che ha già effettuato sul posto una prima ricognizione cadaverica esterna.
IL MOVENTEL'indagato, che vive da solo dopo la separazione dalla moglie, aveva avuto un negozio di elettrodomestici e riparazioni di radio e televisioni in piazza Plebiscito e successivamente aveva aperto un'armeria. Appassionato di armi, andava spesso anche al poligono. Conosciuto come tipo solitario e taciturno, ultimamente aveva iniziato a soffrire di manie di persecuzione, ritenendo che molte persone, compresa la vittima, parlassero male di lui. Nessun certificato medico ha finora mai accertato o segnalato particolari patologie o disturbi mentali del 70enne. La sua era più che altro un'ossessione, priva di fondamento, che domenica mattina ha però armato la sua mano.
L’OMICIDIOAlle 7,50 di domenica i residenti di via Cipollone, nel popoloso quartiere Santa Rita, avvertono delle esplosioni in strada. C'è chi si affaccia a balconi e finestre, chi chiama il 112 poiché in strada è rimasto un cadavere. Ed è quello di una persona amica, una presenza familiare nel rione e in tutta la città. Francesco De Florio De Grandis, per tutti “Ciccillo”, è riverso a terra, con la schiena crivellata di colpi. A ferirlo mortalmente è stato un altro residente, addirittura vicino di casa di Ciccillo. I due portoni sono sullo stesso pianerottolo, a pochi metri di distanza. Quando De Grandis è uscito, è probabile che Petrosemolo, conoscendo le sue abitudini, lo abbia seguito a ruota e camminando ha iniziato a sparargli mirando alla schiena.
LE TESTIMONIANZEAi carabinieri del Nucleo operativo giunti sul posto, diretti dal tenente Giuseppe Nestola, i testimoni forniscono indicazioni precise sull'abbigliamento del killer, che indossa un giubbotto scuro con strisce colorate e un cappellino, e sul fatto che abita nel quartiere. Parte subito la caccia all'assassino. In meno di un'ora Petrosemolo viene rintracciato vicino all'abitazione di una conoscente, dalla quale si era rifugiato. «La gestione del primo intervento e le testimonianze raccolte nell'immediatezza dai testimoni», sottolinea il comandante Vincenzo Orlando, «sono state importantissime per identificare in breve tempo l'indagato, che finora si è mostrato lucido e collaborativo».
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