Un medico ogni 1.200 pazienti «In città ancora tante carenze»

29 Novembre 2022

I problemi maggiori riguardano lo Scalo, l’assessore alla Salute: «Serve un nuovo distretto sanitario» Il Covid ha accelerato i pensionamenti dei dottori di famiglia: sostituirli è diventato sempre più difficile

CHIETI. La medicina di base è in difficoltà. In città ogni dottore di famiglia ha un carico medio di circa 1.250 pazienti. Un numero ben al di sopra della media regionale (in Abruzzo il carico medio è di 1.059 pazienti per ciascun medico di famiglia). L’arrivo della pandemia ha accelerato i pensionamenti e ora sostituire i medici di famiglia è diventata quasi un’impresa. Le carenze in città riguardano soprattutto alcune zone di Chieti Scalo, dove tra l’altro l’assenza di un distretto sanitario di base attivo acuisce le lacune dell’assistenza sanitaria territoriale.
LE ZONE più CARENTI
«I medici di base hanno fatto un grande lavoro durante le fasi più dure della pandemia di Covid», spiega l’assessore alla Sanità Fabio Stella, «e le carenze riguardano soprattutto la struttura della medicina territoriale, cioè l’assistenza che dovrebbe dare la Asl tramite strutture intermedie, come i distretti sanitari». Le lacune maggiori riguardano soprattutto la zona di Chieti Scalo, dove il distretto sanitario è chiuso da quasi tre anni: «Un’assenza che costringe i cittadini a sovraccaricare il pronto soccorso», sottolinea Stella, «rivolgersi agli specialisti o ingolfare i medici di base di ulteriore lavoro per sopperire alla mancanza del distretto sanitario vicino casa».
Ricambio difficile
L’altro grande problema riguarda la sostituzione dei medici appena andati in pensione. «E chi arriva», spiega l’assessore, «di solito preferisce spostare il suo studio nel cuore della città piuttosto che rimettersi in periferia. Questo accade soprattutto alle zone di San Martino o Brecciarola che sono tra le più scoperte in città: servirebbero maggiori incentivi della Asl per convincere i medici ad aprire le proprie strutture nei posti di periferia».
«Quarant’anni fa i medici di base a Chieti erano più di 100, mentre oggi sono circa 40», spiega Mauro Petrucci, segretario provinciale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), «ma il problema delle pensioni era noto da anni, con il Covid si è solo accentuato. C’è una cattiva programmazione nel ricambio generazionale, che però deriva dall’imbuto creato nell’accesso alle scuole di specializzazione per formare i medici. Non abbiamo carenze di laureati, bensì di borse per sostenere gli specializzandi».
«carenze strutturalI»
«Le gravi carenze nella medicina di base riguardano soprattutto i Comuni più interni della provincia di Chieti», spiega Petrucci, «ma anche le zone più urbanizzate si trovano in difficoltà: sono andate deserte sostituzioni di pensionamenti a Francavilla e anche comuni molto vicini a Chieti, come Ripa Teatina, hanno fatto i conti con gravi carenze. Bisogna dire che, ormai, fare il medico nelle aree interne del Chietino è diventato meno appetibile di prima: in tutta la provincia sono almeno trenta le carenze non ancora colmate».
Secondo Petrucci, infatti, andrebbe riorganizzata e potenziata la sanità territoriale spingendo i medici ad aggregarsi in comunità: «Facciamo tanta fatica a creare associazioni mediche, medicine di gruppo e di rete, ma così persino il lavoro burocratico diventa pesante quando si hanno molti pazienti da gestire. Ciò è dovuto in gran parte alla mancanza di fondi, una caratteristica della nostra Regione da tanti anni. Tutti questi aspetti», conclude Petrucci, «non rendono più appetibile la professione del medico di base per i nostri giovani. Molti di loro preferiscono dedicarsi ad altre specializzazioni o addirittura in altre regioni, dove il sistema sanitario offre più garanzie. Aumenta re la nostra capacità di risposta sul territorio offrirebbe garanzie a tutto il tessuto sanitaria, compresi gli ospedali».
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