Una vita da poliziotto, Di Nicola va in pensione

1 Febbraio 2021

Dalla guerra di mafia a Palermo agli arresti di assessori e pedofili a Chieti: ecco il racconto di quarant’anni di indagini vissuti sempre in prima linea

CHIETI. La pensione è arrivata anche per un poliziotto di razza come lui, che a sessant’anni avrebbe ancora voglia e gambe per raccogliere confidenze, sviluppare indizi, stanare i responsabili dei reati contro le fasce più deboli. Da oggi, l’ispettore superiore Nicola Di Nicola lascia la Polizia di Stato. Dalla guerra di mafia a Palermo all’arresto di un allenatore di baseball di Sambuceto per violenza sessuale su 11 piccoli allievi, passando per decine di casi di donne maltrattate che, grazie alle indagini della seconda sezione della squadra mobile di Chieti, hanno avuto una nuova prospettiva di vita: sono stati 39 anni e 10 mesi intensi e pieni di soddisfazioni professionali.
Una carriera che comincia il 1° aprile del 1981, con l’arruolamento nel Corpo delle guardie di pubblica sicurezza. Dopo il corso alla scuola allievi di Alessandria, nel febbraio del 1982 Di Nicola si specializza alla Polgai di Pescara e, il 9 giugno dello stesso anno, è assegnato, con trasferimento ministeriale, alla squadra mobile di Palermo e preso in forza alla sezione omicidi. Resta in Sicilia quattro anni, in piena guerra di mafia: è il periodo in cui vengono assassinati il prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, il giudice istruttore Rocco Chinnici e altri servitori dello Stato. Di Nicola partecipa all’esecuzione di numerosi ordini di cattura, come quelli del sindaco Vito Ciancimino e dei fratelli Salvo. Nel 1985, con gli omicidi del commissario Beppe Montana, del vice questore Ninni Cassarà e dell’agente Roberto Antiochia, cominciano i trasferimenti dei poliziotti della Mobile di Palermo «per esigenze di servizio e valutata la situazione oggettiva di rilevante pericolo». Il 17 gennaio del 1986, dunque, l’allora agente Di Nicola arriva alla questura di Chieti. Dopo alcuni mesi alle volanti, viene assegnato alla Mobile, dove fa parte della sezione omicidi e rapine. Nel 2001, passa alla squadra che si occupa dei reati contro la persona e in danno di minori. Nel corso degli anni, Di Nicola diventa un punto di riferimento non solo per i superiori, ma anche per la procura, che affida a lui e ai suoi colleghi le inchieste più difficili. Indagini in cui il rigoroso rispetto delle regole va integrato con una buona dose di empatia, indispensabile per interfacciarsi con le vittime dei reati più odiosi, in alcune occasioni commessi anche da rappresentanti delle istituzioni. Come nel caso dell’arresto, scattato nel 2013, dell’allora assessore alle politiche della casa del Comune di Chieti, accusato di aver preteso sesso da sette donne disperate offrendo in cambio alloggi popolari. Oppure, la scorsa estate, del preside di una scuola superiore di Ortona, finito in manette per prostituzione minorile e atti sessuali su uno studente minorenne. L’ultima inchiesta di un poliziotto sempre in prima linea.
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