«Vado a Bruxelles per lavoro» Pier Paolo scomparso da un anno

Il 36enne di Chieti, padre di tre bambine, non dà notizie alla sua famiglia dal 9 luglio del 2019 La compagna Clara racconta: «Mi ha detto che avrebbe cambiato numero di telefono, poi è sparito»
CHIETI. Pier Paolo Dionisi, 36 anni di Chieti, è il papà di tre bambine che ogni giorno chiedono di lui. Perché di Pier Paolo la sua famiglia non sa più nulla da oltre un anno e mezzo: è partito per Bruxelles, almeno così ha raccontato, con l’obiettivo di trovare lavoro. L’ultima volta si è fatto vivo con un messaggio audio il 9 luglio del 2019. Da quel momento, il nulla. E adesso la compagna Clara e il papà Bruno, preoccupati per questi mesi di inspiegabile silenzio, lanciano un appello anche attraverso la trasmissione di Rai 3 Chi l’ha visto?: vogliono sapere almeno se il loro caro stia bene.
Pierpaolo, ricostruiscono i parenti, è partito la prima volta il 29 dicembre del 2018. Ad accompagnarlo alla stazione è stato il padre Bruno. Ma Clara, la compagna, madre delle tre bimbe, non era per nulla d’accordo su quella scelta, pur essendo consapevole che in Abruzzo Pier Paolo non sarebbe stato capace di trovare un’occupazione più redditizia. «Gli ho detto: “Mi lasci da sola con le piccole?”. Lui mi ha risposto che qui non c’era lavoro, e in Belgio c’erano più opportunità. Mi ha detto che lo avrebbe aiutato, dandogli anche ospitalità, un suo amico siciliano di nome Gino, che io però non conosco e non ho mai visto». Dopo un paio di giorni, prosegue il racconto di Clara, il compagno è tornato a Chieti. «Mi ha detto che aveva preso contatti e che aspettava una chiamata da Bruxelles». Pier Paolo è partito una seconda volta il 31 gennaio del 2019. «Si è fatto sentire per telefono: dopo un paio di giorni mi ha chiamata, dicendo che stava facendo il pizzaiolo. E la stessa cosa ha detto al padre. Poi ci siamo sentiti un’altra volta: mi ha informata che quel lavoro non andava bene e ne stava trovando un altro». L’ultimo contatto c’è stato il 9 luglio. «Mo’ ho iniziato a lavorare, proprio adesso, sto lavorando in nero», ha detto Pier Paolo in quel messaggio audio. «Sto aspettando che mi chiamano per assumermi. Io senza soldi non posso prendere l’aereo: fammi fare un po’ i soldi. E non piangere: lo sai che ti amo da morire. Dai, un bacione forte».
Nella stessa occasione, Pier Paolo ha fatto sapere a Clara che avrebbe cambiato la scheda telefonica e che le avrebbe comunicato il nuovo numero. «Ma quel numero», si dispera la giovane, «non l’ho mai avuto. E da allora non ho ricevuto più notizie».
Clara, che vive in un piccolo appartamento popolare, sta andando avanti tra mille difficoltà. «Io non lavoro, prendo il reddito di cittadinanza: Bruno e la mia famiglia mi danno una mano, ma è dura con tre figlie». La situazione è angosciante. Le bimbe, si emoziona la mamma, immaginano che l’assenza sia dovuta a motivi di lavoro: sognano che il loro papà stia guadagnando tanti soldi per comprare una casa grande e accogliente, dove potranno andare a vivere tutti insieme. «Chiedono in continuazione di lui», conferma Bruno, «lo aspettano tantissimo. Si domandano perché non è tornato neppure per il loro compleanno. Oppure perché non va a riprenderle all’asilo». Il genitore ha la voce rotta dal pianto: non sa darsi pace. «È un dolore troppo grande: lui è il mio primo figlio. Temiamo che gli sia successo qualcosa di grave. Ecco perché gli chiediamo di farsi sentire, anche solo con un messaggio: l’importante è che stia bene e che torni da noi».
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