Vertenza Sanmarco Fim-Cisl: l’azienda rispetti l’accordo

10 Aprile 2021

ATESSA. Rispettare il verbale di accordo sottoscritto da azienda e sindacati il 20 febbraio 2017 che salvaguardava tutti i 163 lavoratori della Sanmarco. È quanto chiede la Fim-Cisl alla proprietà...

ATESSA. Rispettare il verbale di accordo sottoscritto da azienda e sindacati il 20 febbraio 2017 che salvaguardava tutti i 163 lavoratori della Sanmarco. È quanto chiede la Fim-Cisl alla proprietà dell'azienda che produce cassoni e telai per i furgoni commerciali di Sevel, per voce del segretario di Abruzzo e Molise, Domenico Bologna, che ieri ha incontrato stampa, delegati e lavoratori per scongiurare 80 esuberi.
L'accordo era stato siglato da Fim, Fiom e Uilm e dall'azienda Scattolini, marchio veronese leader in Europa per la produzione di cassoni fissi e ribaltabili, che dal 1° aprile 2017 subentrò nella gestione della Sanmarco. «All'epoca», precisa Bologna, «l'azienda ha prospettato un piano industriale in grado di impiegare tutti i lavoratori attraverso, così come citato nel verbale, “una serie di trasferimenti di produzione nel sito e lo sviluppo di nuove opportunità di lavoro”».
In cambio i dipendenti hanno rinunciato a più del 50% del premio di risultato, consistenti in 130 euro fissi mensili come premio di presenza, 600 euro di premio di risultato all’anno e i superminimi, una somma che arriva ad oltre 3.000 euro a lavoratore. «Ma il lavoro non è mai arrivato», tuona Bologna, «e la situazione attuale vede 65 dipendenti lavorare in fabbrica e 80 in cassa integrazione, la cui disperazione si fa ogni giorno più pesante. Il lavoro ci è stato portato via e le nuove produzioni non sono mai arrivate, quando invece sono necessarie per la salvezza dello stabilimento e dei posti di lavoro. Questo territorio ha già vissuto un precedente drammatico con la Faist, quando lavorazioni e macchinari sono stati portati via in una notte, lasciando a casa dipendenti che per la fabbrica avevano dato tutto. Il gruppo è diverso, ma la proprietà è la stessa, speriamo di non rivivere certi scenari». E preoccupazione c'è anche per l'erogazione della cassa integrazione. Una volta terminata la cassa Covid, infatti, resterebbero solo 9 mesi di cassa straordinaria, poi l'incertezza totale. «Non vogliamo dividere i lavoratori», rimarca il segretario Fim, «anzi questa deve essere una battaglia di tutti. Per questo faccio appello agli altri sindacati che con noi hanno firmato quell'accordo. Bisogna che si rispetti quanto siglato: piena occupazione dello stabilimento e nuove commesse». (d.d.l.)
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