Via alle grandi manovre Piano per il nuovo sindaco

Si fanno i primi nomi per il dopo Di Primio che nel 2020 non potrà più ricandidarsi Vitale (Forza Italia) attacca la giunta: assessori bocciati al voto, andrebbe dimezzata
CHIETI. Le elezioni regionali sono già un ricordo a Chieti: in città si guarda avanti e si comincia già a pensare alle elezioni comunali del 2020 quando il sindaco Umberto Di Primio (Forza Italia) finirà il suo secondo mandato e non potrà più ripresentarsi. Sono in corso le grandi manovre e si fanno i primi nomi. Come quelli del presidente del consiglio Liberato Aceto, e del vicesindaco Giuseppe Giampietro, alle prese con gli asili nido ancora chiusi e gli scuolabus mai partiti. Ma è certo che la Lega si siederà al tavolo per dare le carte e giocare un ruolo da protagonista: «E noi non ci tireremo indietro», commenta senza scomporsi Antonello D’Aloisio, responsabile dell’area teatina del partito di Salvini. Ma non si muovono solo i partiti: anche le associazioni si riuniscono per lanciare progetti civici. Ambiscono al municipio anche giovani imprenditori.
I dati delle regionali di domenica scorsa dicono che in città ha vinto il centrodestra del presidente Marco Marsilio con un trionfo della Lega che si è mangiata Forza Italia (22,47% contro il 13,26), ma il primo partito è il M5S con il 24,82%. Ma i numeri dicono anche che l’amministrazione Di Primio è uscita con le ossa rotte dalla sfida del voto: dei tre assessori candidati, Alessandro Bevilacqua della Lega, Carla Di Biase che in corsa ha abbracciato Forza Italia e Antonio Viola dell’Udc, nessuno è riuscito a farsi eleggere e nessuno può sperare nello scivolamento. Bevilacqua è stato l’ultimo della Lega con 1.804 preferenze totali; Di Biase è arrivata terza a quota 1.540; secondo Viola con 781 voti. Sembra un’altra sconfitta anche se il sindaco si è detto soddisfatto.
A confermare che il risultato degli assessori di Di Primio non è stato impressionante arriva una presa di posizione del consigliere comunale Emiliano Vitale di Forza Italia, braccio destro di Mauro Febbo, consigliere appena rieletto in Regione con la forza di 5.553 preferenze: «Ci siamo ritrovati tre assessori candidati e nessun eletto», dice Vitale, «mi chiedo se siano stati semplicemente sfortunati o se i loro messaggi non siano stati recepiti dagli elettori. Sia chiaro: mi dispiace che nessuno dei tre sia stato eletto ma vuol dire che qualcosa non ha funzionato: io ho sempre visto la politica come un obiettivo comunitario, forse, ci sono altri che hanno visioni personalistiche e questo non va bene. Il risultato è che a difendere Chieti in Regione ci saranno soltanto Febbo in maggioranza e Sara Marcozzi del M5S all’opposizione che però abita a Pescara». È una critica neanche tanto velata quella di Vitale. Poi la stoccata: «Il sindaco, adesso, dovrebbe dimezzare la giunta e stilare il programma di fine mandato, che non è stato ancora fatto, fissare obiettivi minimi per arrivare al 2020». E non è detto che nel futuro prossimo del Comune non possa materializzarsi un rimpasto di giunta: «Questa giunta non ha più un senso politico», dice Vitale. Potrebbe entrare il consigliere Diego Costantini, uno dei ribelli poi rientrato nell’alveo della maggioranza. Ma i numeri in consiglio comunale restano ballerini e non c’è mai certezza della maggioranza.
Se per i tre assessori è arrivata una bocciatura, non è andata meglio ai consiglieri di opposizione candidati nelle liste di Giovanni Legnini: per Alessandro Marzoli del Pd ed Enrico Raimondi (Chieti. Da capo) le battaglie saranno solo in consiglio comunale.
Spifferi e polemiche nel M5S, ma dopo i panni sporchi lavati su Facebook, il consigliere Ottavio Argenio annuncia: «Non lascerò il M5S per approdare altrove, partiti o civiche non mi interessano».

