Vigili, dagli anni ’50 a oggi quanti regali per i bambini

5 Gennaio 2019

Torna la festa della polizia municipale ideata nel Dopoguerra per aiutare i poveri I ricordi della comandante Di Giovanni: «Mio nonno Gino orgoglioso di quei doni»

CHIETI. In quelle foto in bianco e nero è racchiuso tutto lo spirito che animò un periodo particolare come i primi anni Cinquanta. Alle spalle l’immediato dopoguerra, ci si avviava verso il boom economico con tanta voglia di fare, crescere e trovare anche modo di esprimere, con semplicità, un segno di riconoscenza verso un servizio quotidianamente reso alla propria città.
L’ALBERO IN PIAZZA. Donatella Di Giovanni, da circa vent’anni comandante del corpo di polizia municipale di Chieti, della Befana del vigile ne ha comunque sentito parlare, in famiglia, sin da bambina: «Mio nonno, maresciallo dei vigili urbani, conosciuto da tutti come “Gino la guardia”, viveva quelle giornate con grande orgoglio. Gratificato, al pari dei suoi colleghi, dall’attenzione di tante persone che lasciavano, sotto il grande albero di Natale allestito in piazza Valignani, dolciumi, spumante, oggetti e anche diversi elettrodomestici. Si andò avanti per anni ed era comunque un momento in cui la vicinanza dei cittadini esaltava il senso di appartenenza di tutti. Altri tempi, altra mentalità». Tempi e mentalità su cui vale la pena soffermarsi. «La figura della “guardia municipale” ha sempre rappresentato per la collettività un’importante presenza ed un preciso punto di riferimento. Nella riscossione dei dazi, nella sorveglianza di strade e giardini, nel controllo delle norme di igiene all’interno dei mercati, nell’occupazione del suolo pubblico e di tanto altro ancora».
POLIZIOTTO DI QUARTIERE. Ancor prima della motorizzazione di massa, dei divieti di sosta e del rispetto dei limiti di velocità. Il vigile urbano rappresentava, in definitiva, il garante più prossimo di una proficua convivenza civile. «Un vero e proprio “poliziotto di quartiere” verso il quale si concretizzava, appunto, quel sentimento di riconoscenza e familiarità che portò al tradizionale appuntamento con la Befana del vigile», continua la comandante mentre le foto che schizzano fuori dall’album, negli uffici del comando di via Nicolini, continuano a tramandare nomi, circostanze e aneddoti di una intera comunità in divisa cominciando, magari, proprio dal delicato momento del sorteggio per la distribuzione dei regali. Panettoni e spumante, ma anche radio e frigoriferi.
PROCESSIONE CON LA NEVE. «Tra tante storie», dice Di Giovanni, «ce n’è una, in particolare, che racchiude uno spiccato spirito di appartenenza. All’approssimarsi della tradizionale Processione del Venerdì Santo c’era sempre molta attesa per l’ordine di servizio nel quale venivano assegnati i posti, da occupare in alta uniforme, ai lati delle statue del Cristo morto e della Madonna. Di rotazioni neanche a parlarne, nessuna concessione da parte dei più anziani. Toccava a loro sfilare in maniera solenne davanti a migliaia di persone nel giorno più atteso dall’intera città». Fu così anche per Luigi Davide, attualmente in pensione, che ricorda: «Dopo aver aperto in motocicletta, per tanti anni, il corteo della Processione, arrivò finalmente il mio momento di visibilità superando, diciamo pure con una certa destrezza, la concorrenza di altri colleghi. I quali, però, “me la tirarono” pesantemente poiché una incredibile nevicata di primavera finì per tormentare la mia alta uniforme durante l’intero percorso». Un sorriso e si prosegue: «Tanti i ricordi del lavoro svolto in anni in cui, tra le infrazioni più comuni, c’era, ad esempio, il viaggiare in due a bordo di un ciclomotore. Ai ragazzi che fermavo chiedevo se preferivano la contravvenzione oppure uno scappellotto. Tutti optavano per la seconda sanzione che, ovviamente, convertivo subito in una circostanziata, quanto probabilmente vana, ramanzina. Episodi che oggi, qualche cinquantenne, ricorda ancora simpaticamente».
FESTA DI SOLIDARIETÀ. Da alcuni anni, comunque, ecco tornare in città l’appuntamento con la Befana del Vigile che propone una inversione dei ruoli. «Se un tempo erano i cittadini a portare doni ai vigili», conclude la comandante, «ora siamo noi, sempre in una prospettiva di servizio, a consegnare regali a famiglie e bambini attraverso un grande spettacolo di beneficenza». Spettacolo sostenuto da alcuni commercianti e dall’Anvup, l’associazione dei vigili urbani in pensione, che può contare sulla passione e il dinamismo di Franco Di Tommaso: «La divisa mi è rimasta praticamente addosso. Quando sono entrato nel corpo, la Befana del Vigile già non si organizzava più e parecchio, attorno a noi, era cambiato. Altro è cambiato ancora e forse siamo cambiati anche noi. Ma certe esperienze, di lavoro e di vita, ti accompagnano sempre. Giocavo a calcio e furono proprio alcuni colleghi a spingermi verso il mondo del podismo. Da allora non ho mai smesso, vincendo ben tredici edizioni dei campionati italiani riservati ai vigili urbani». Di nuovo un legittimo orgoglio, di nuovo il desiderio di rendersi utile anche in tempi in cui il concetto di legalità appare molto sfumato e adattabile alle circostanze fino a quel "con tanti delinquenti in giro, proprio a me...». Frase che racchiude giustificazioni a priori anche davanti ad una contravvenzione partendo dal presupposto che i delinquenti, appunto, oppure i cattivi e i trasgressori siano regolarmente gli altri. Oppure i figli degli altri.
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