È morto a 65 anni Enrico Dell’Osa, militante della sinistra teatina

CHIETI. È morto a 65 anni Enrico Dell’Osa, ex dipendente al Comune di Chieti tramite la Teateservizi e militante della sinistra teatina. Già malato da alcuni anni, Dell’Osa si è spento a casa sua...
CHIETI. È morto a 65 anni Enrico Dell’Osa, ex dipendente al Comune di Chieti tramite la Teateservizi e militante della sinistra teatina. Già malato da alcuni anni, Dell’Osa si è spento a casa sua ieri sera per un malore. Affiatato sindacalista della Cgil, Dell’Osa è stato molto noto anche per le sue battaglie di civiltà al fianco dei più deboli. Vicino a lui per molti anni ci sono stati il consigliere Silvio Di Primio e l’ex assessore, Enrico Raimondi. «Lui era un combattente», ricorda Raimondi, «era uno dei buoni, aveva un carattere irruento ma era una persona buona e dalla parte dei più deboli». Candidato nella lista di Raimondi sindaco, «nel 2016», ricorda l’ex assessore, «portò avanti un’inchiesta sulle condizioni di vita delle case popolari». Amante degli animali, Dell’Osa aveva gestito il negozio “L’arca di Noè”, a Chieti Scalo.
Sono tanti i messaggi di cordoglio che, in poche ore, sono comparsi sui social. Molti lo avevano conosciuto per le battaglie sulle case popolari, come Giovanni Sciarrelli del quartiere di Madonna degli Angeli, dove viveva dell’Osa. «Era sempre disponibile ad aiutare gli altri», scrive Sciarrelli, «il bene che mi hai voluto neanche Dio lo sa. Mi mancherà da morire».
Grande tifoso del Chieti, Dell’Osa è stato anche un giocatore di pallavolo alla Teate volley. Il cordoglio anche da parte del sindaco Diego Ferrara. «Lo conoscevo da anni pur non avendolo frequentato direttamente», ricorda il primo cittadino, «era quasi mio coetaneo. Negli anni ’60 i ragazzi a Chieti si conoscevano tutti perché, non essendoci comunicazioni a distanza con la tecnologia di oggi, né club sportivi dove passare il tempo libero, l’unico modo per socializzare era vedersi alla villa comunale. Lì, per anni e anni, si sono consumate interminabili partite di pallone e di basket, si è ascoltata musica al jubox della Casina dei Tigli, ci si infervorava parlando di politica, si flirtava con le prime fidanzatine. Enrico faceva parte di questo mondo, aveva il piglio del laeder, il senso della giustizia e della lealtà, l’attitudine alla protezione del compagno più debole, il dono naturale della socievolezza ovunque. Tutte doti caratteriali che lo hanno fatto apprezzare anche da chi, come me, lo aveva perso di vista da quegli anni di gioventù. Con lui cresce la lista di amici, compagni di studi e conoscenti che scompaiono dai miei ricordi di gioventù ma che, proprio per questo, hanno lasciato un segno indelebile nella mia vita». (e.g.)
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