Comunicato Stampa: Gaetano Iusi: “Il corpo parla quando il desiderio ha paura”

3 Settembre 2026

Milano, 03.09.2026 – Gaetano Iusi ha raggiunto lo status di Autore Bestseller su Amazon con il suo libro “La soglia del desiderio. Vincere la vulvodinia trasformando il conflitto del desiderio in amorevole incontro con il godimento” (Bruno Editore). A distanza di qualche mese dal lancio, ecco che condivide all’editore Giacomo Bruno una prospettiva nata dall’ascolto di molte donne, finalizzata a comprendere cosa accade quando il dolore prende il posto del desiderio.

Dottor Iusi, il suo nuovo libro affronta il tema della vulvodinia attraverso la forma del romanzo. Perché questa scelta narrativa?

Perché alcune esperienze umane non possono essere comprese davvero soltanto attraverso spiegazioni teoriche o mediche. Possono essere descritte, certo. Ma non necessariamente sentite. Io volevo che il lettore entrasse emotivamente dentro l’esperienza di Fabienne. Volevo che ne respirasse la tensione interiore, il bisogno d’amore, la paura del contatto, il desiderio di lasciarsi andare e, contemporaneamente, il bisogno disperato di controllarsi.

La narrativa ha una forza che il saggio spesso non possiede: consente l’identificazione. E quando il lettore si identifica, smette di osservare il dolore “da fuori” e comincia a riconoscerne frammenti dentro la propria esperienza.

Fabienne è una protagonista molto complessa. Apparentemente forte, realizzata, quasi impeccabile. Ma interiormente attraversata da una profonda frattura.

Sì. Ed è proprio questo che mi interessava raccontare. Fabienne è una donna brillante, colta, professionalmente affermata. Una di quelle persone che dall’esterno sembrano avere tutto sotto controllo. Ma interiormente vive un conflitto continuo tra il desiderio di essere amata e il timore di essere invasa, delusa, ferita o abbandonata.

Molte donne imparano molto presto a diventare “forti”. A funzionare. A non dipendere da nessuno. Ma talvolta questa forza diventa anche una corazza emotiva. Fabienne ha imparato a controllare il proprio corpo prima ancora di imparare ad ascoltarlo.

Nel romanzo emerge chiaramente come il sintomo fisico non sia soltanto dolore organico, ma anche il linguaggio di una vita emotiva trattenuta troppo a lungo.

Nel libro si percepisce continuamente una tensione tra desiderio e paura.

Perché credo sia uno dei grandi conflitti contemporanei. Oggi molti esseri umani desiderano intensamente l’intimità, ma allo stesso tempo la temono. Desiderano essere riconosciuti, accolti, amati… però hanno paura di perdere il controllo, di mostrarsi vulnerabili, di dipendere affettivamente.

Fabienne vive esattamente dentro questa soglia: quella tra il bisogno di aprirsi e il bisogno di difendersi.

E il corpo, a un certo punto, comincia a parlare al posto suo.

Lei descrive con grande delicatezza anche la ritualità ossessiva della protagonista: il controllo del corpo, il rapporto con la pulizia, il respiro trattenuto, la difficoltà di abbandonarsi.

Perché il controllo è spesso il tentativo disperato di non sentirsi sopraffatti dalle emozioni. Fabienne non teme soltanto il dolore fisico. Teme ciò che potrebbe accadere se si lasciasse andare davvero.

Molte persone vivono il desiderio come qualcosa che destabilizza. Come una forza che rischia di far perdere dignità, autonomia o protezione. Allora costruiscono rituali, distanze, rigidità, perfezionismi emotivi.

Nel caso di Fabienne, la vulvodinia diventa quasi il punto d’incontro tra corpo e biografia. Non come “colpa psicologica”, assolutamente, ma come storia incarnata. Come se il corpo custodisse memorie emotive che la mente, da sola, non riesce più a elaborare.

Nel romanzo il lettore prova spesso tenerezza per Fabienne, ma anche rabbia, frustrazione, persino inquietudine. Era voluto?

Assolutamente sì. Perché gli esseri umani reali non sono lineari. Fabienne sa essere dolcissima e durissima, vulnerabile e controllante, desiderante e respingente nello stesso momento.

Volevo evitare la protagonista “simbolo” o idealizzata. Mi interessava una donna profondamente umana. Contraddittoria. A tratti persino difficile da comprendere. Perché è proprio dentro le contraddizioni che spesso si nasconde la verità emotiva delle persone.

Lei è medico psichiatra, gruppo-analista e psicoanalista, con circa quarant’anni di esperienza clinica. Quanto della sua professione entra nella scrittura?

Entra soprattutto nell’ascolto umano. Non mi interessava scrivere un romanzo che “spiegasse” la psicopatologia. Mi interessava raccontare l’esperienza vissuta delle persone.

Nel mio lavoro clinico ho incontrato tantissime storie in cui il sintomo non era semplicemente qualcosa da eliminare, ma un tentativo profondo — spesso inconsapevole — di raccontare un conflitto, una paura, un bisogno di riconoscimento.

Dopo tanti anni di professione ho capito che le persone non cambiano davvero perché qualcuno spiega loro una teoria. Cambiano quando riescono a riconoscersi emotivamente in qualcosa.

Nel libro si avverte anche una forte intenzione divulgativa, ma mai didattica o moralistica.

Perché non volevo assumere il ruolo dell’esperto che spiega la vita agli altri. Quello che desidero fare è portare storie. Storie che permettano al lettore di avvicinarsi a certe sofferenze senza sentirsi giudicato o “analizzato”.

Io credo profondamente che la narrativa possa creare consapevolezza in modo molto più naturale e umano rispetto a tanti linguaggi specialistici.

Un lettore magari inizia il libro pensando di leggere semplicemente la storia di una donna. Poi, quasi suo malgrado, si accorge che alcune paure, alcuni blocchi, alcuni modi di trattenersi appartengono anche a lui.

Ed è lì che nasce la riflessione autentica.

Possiamo dire che La soglia del desiderio sia il primo tassello di un progetto più ampio?

Sì. Ed è un progetto a cui tengo moltissimo.

L’idea è quella di sviluppare una vera e propria collana narrativa dedicata a grandi temi della sofferenza psicologica contemporanea. Non trattati in forma accademica o diagnostica, ma attraverso storie umane capaci di creare immedesimazione.

Ci saranno altri due libri di prossima pubblicazione, già in lavorazione, che affronteranno altre condizioni emotive e relazionali , molto diffuse nella società contemporanea. ( Di adolescenti tra loro e nel rapporto con i propri  genitori, nonché del pericolo di smarrirsi degli stessi, nell’ eccesso di esposizione).

Il mio obiettivo non è “insegnare” qualcosa ai lettori dall’alto di un sapere specialistico. Vorrei piuttosto offrire narrazioni in cui le persone possano sentirsi viste, comprese, meno sole.

Credo che oggi ci sia un enorme bisogno di linguaggi emotivi accessibili. Di libri che aiutino le persone a pensarsi senza sentirsi patologizzate.

Che cosa spera rimanga nel lettore dopo l’ultima pagina?

Spero rimanga una sensazione semplice ma importante: quella di non essere sbagliati.

Molte persone vivono i propri conflitti interiori con vergogna. Pensano di essere le uniche a provare certe paure, certe rigidità, certe difficoltà nell’amore o nell’intimità.

Se questo romanzo riuscirà anche soltanto a creare un piccolo spazio di riconoscimento umano — quel momento in cui il lettore pensa “forse non sono solo così” — allora avrà raggiunto il suo vero scopo.

La responsabilità editoriale e i contenuti di cui al presente comunicato stampa sono a cura di Bruno Editore