È uscito “Curre curre” ballata in dialetto di Setak il cantautore blues di Penne

8 Aprile 2024

PENNE. Il soprannome è di famiglia, come si usava (e usa?) in Abruzzo nel secolo scorso. Viene da lì lo pseudonimo con cui ha trovato la sua strada nel mondo della musica. Setak: “lu setacciar”. Un...

PENNE. Il soprannome è di famiglia, come si usava (e usa?) in Abruzzo nel secolo scorso. Viene da lì lo pseudonimo con cui ha trovato la sua strada nel mondo della musica. Setak: “lu setacciar”. Un omaggio alle proprie origini, al suo bisnonno e a suo nonno che costruivano setacci tanto utili un tempo nei campi. Nei suoi brani, il sound internazionale si fonde al dialetto abruzzese, con l’intento di «creare qualcosa che potesse essere esportato ovunque». Un progetto originale, quello nato dal sodalizio tra Nicola Pomponi, in arte Setak, e il suo produttore Fabrizio Cesare, che ha conquistato e continua a conquistare consensi. Dal 5 aprile sui digital store e in rotazione radiofonica è disponibile “Curre curre”, il nuovo brano del cantautore, originario di Penne, che anticipa l’album di inediti “Assamanù”, in uscita il 3 maggio. Un nuovo disco dopo “Blusanza” – in cui si incontrano “blues” e “transumanza”, sintesi di “sentimento” e “appartenenza”, l’album di esordio del 2019 – e “Alestalé” – disco del 2021, secondo classificato alle Targhe Tenco per il miglior album in dialetto e che contiene il brano “Lu juste arvè” e vede la partecipazione del conterraneo cantautore – dottore pennese Mimmo Locasciulli, con il quale è partita una collaborazione artistica e amicicizia. «Diventare invisibili in un paese che non è il proprio, ritrovandosi nel gradino più basso della società come chi è costretto a migrare in un’altra nazione per necessità e senza avere alternative: sradicato dalla propria terra ed escluso da quella nuova». Di tutto questo è intriso “Curre curre”: una ballata sussurrata, caratterizzata da sonorità dolci e delicate che fanno da contraltare a un testo a tratti doloroso e amaro. «L’idea emotiva di questo brano è nata quando ho vissuto a Londra, ormai una decina di anni fa. Mi ero messo da parte un po’ di soldi prima di partire, pensando fossero sufficienti a stare bene per un po’, ma nel giro di un paio di mesi mi sono ritrovato improvvisamente nel gradino più basso della società» racconta Setak. «Questa esperienza mi è servita per immedesimarmi in un contesto ovviamente molto più grave del mio, che per quanto potessi stare male ero sempre un occidentale in cerca di qualcosa a Londra. Musicalmente è uno dei brani più grezzi del disco e mi sono reso conto, durante le registrazioni, che la sua forza stava proprio nell’incertezza delle prime take. La versione definitiva del brano conserva la crudezza, i rumori e le fragilità della prima bozza».
Nicola Pomponi sta presentando in anteprima “Assamanù” in un mini tour europeo, partito il 6 aprile da Parigi, che si concluderà il 15 aprile a Bruxelles. La tournée italiana, invece, partirà il 3 maggio da Bologna; diverse le tappe abruzzesi: il 16 maggio al Marrucino di Chieti, l’8 giugno a Elice, il 29 giugno a Navelli per “Paesi Narranti”, l’8 agosto a Basciano, il 9 agosto a Spoltore per “Note sotto le stelle”. «La scelta di cantare in dialetto è legata a un’esigenza espressiva e melodica: è la musica che si porta dietro il dialetto e non il contrario» dichiarava Setak al Centro in un’intervista rilasciata in occasione del tour di “Alestalé”. «Mescolare sound internazionali con il dialetto abruzzese è il marchio di fabbrica del sodalizio tra me e il mio produttore».