A Milano l’addio a Toto, folla intona i suoi brani

25 Agosto 2023

In centinaia ai funerali di Cutugno, anche Gianni Morandi, Pupo, Leali, Spagna

MILANO. L'ultimo abbraccio a Toto Cutugno è una folla che, spontaneamente, in coro, intona le sue canzoni più famose Gli amori e soprattutto L'italiano. Non sono mancati, certo, anche tanti volti noti della musica e dello spettacolo, da Gianni Morandi a Pupo, Mario Lavezzi, Peppe Vessicchio, Ivana Spagna, Fausto Leali, i Matia Bazar. Ma al funerale dell'artista, morto lunedì scorso a 80 anni, c'era soprattutto l'emozionata e commossa partecipazione dei fan, dei vicini di casa, di chi lo ha amato. In centinaia in ogni angolo, fino a ridosso dell'altare della splendida basilica dei Santi Nereo e Achilleo, nel quartiere dove Cutugno abitava. Molti restano sul sagrato. «Siamo più di quanti ci aspettavamo» ammette il parroco don Gianluigi Panzeri. Un segno dell'affetto per Toto Cutugno, come le centinaia di messaggi arrivati al sacerdote, alcuni letti durante la celebrazione.
Già un'ora prima il piazzale si riempie di persone in attesa, sotto il sole, ad una temperatura che a Milano da giorni oscilla tra i 35 e i 40 gradi. Un musicista con la sua fisarmonica si sistema davanti al portone di ingresso, una signora stringe tra le mani un vecchio 45 giri del cantautore, non lontano un anziano con il cartello «Sono vivo grazie a lui». Tra le corone, quella di Gigi D'Alessio. Decine i giornalisti, fotografi, operatori a seguire il funerale anche per testate estere. D'altronde, il successo di Cutugno è andato oltre i confini italiani.
Quando il feretro entra nel cortile parte spontaneamente il coro «.. sono un italiano». Don Gianluigi ricorda soprattutto il parrocchiano Cutugno che proprio in questa basilica si sposò nel 1971. Un «uomo umile, di fede, semplice che alla fine degli anni '70 aveva chiesto di poter suonare l'organo della basilica, lo stesso che sentite suonare adesso».
La bara esce al suono di Gli amori e poi ancora Un italiano, mentre in cielo volano i palloncini con i disegni delle note musicali, e la folla si mette a cantare di nuovo in coro.
«Il ricordo che ancora mi sconvolge è quando lo incontrai dieci anni fa e mi raccontò della sua malattia, non volevo crederci», dice lasciando la chiesa Mario Lavezzi. Gianni Morandi sottolinea il «rispetto» per l'interprete e per l'autore «che ha scritto una delle tre, quattro canzoni italiane più famose al mondo». «C'è sempre stato un rispetto reciproco e un'amicizia che si è cementata negli anni in cui abbiamo fatto Sanremo insieme», aggiunge, « anche se eravamo in competizione». «Era una persona speciale», aggiunge Pupo che provocatorio gli chiede: «ma non ti sembra che sono mancati un po’ di vip? Ci siamo solo noi due». «Io non mi sento un vip», si limita a dire Morandi. È un attimo, poi si torna a parlare di Cutugno. Bistrattato come artista in Italia? «Sì, io credo di sì» dice Pupo mentre Morandi è più diplomatico. «Credo di no, qualcuno diceva che era un cantautore troppo popolare, invece io dico che è stato un cantautore al livello di tutti gli altri e soprattutto un grande interprete che alla gente piaceva e non solo in Italia, anche all'estero». Parlano dei brani di Toto, di Gli amori e Pupo «per sdrammatizzare» chiede a Gianni: «che canzoni vuoi che canti al tuo funerale?». «Fatti mandare dalla mamma naturalmente», risponde Morandi, con un ultimo affettuoso cenno di saluto al feretro di Cutugno che lascia la basilica.
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