«A Pescara mi farò un bagno e poi rideremo ricordando»

L’attore al teatro Massimo con lo spettacolo “La mia vita raccontata male” «Torno in scena con i testi di Piccolo sui nostri anni del Boom e tanta musica»
PESCARA. «Non vedo l’ora. Sono già stato a Pescara, la vostra regione è bellissima, ho fatto degli spettacoli lì. Magari faccio anche il bagno fuori stagione». Claudio Bisio pregusta l’arrivo in Abruzzo e un tuffo marzolino in Adriatico mentre parla al telefono col Centro dello spettacolo “La mia vita raccontata male”. Il brillante attore milanese (dai natali piemontesi a Novi Ligure, nel 1957), amato dal grande pubblico come eclettico interprete teatrale, cinematografico e televisivo, conduttore e doppiatore, entertainer a tutto campo, da fine gennaio sta portando lo spettacolo in giro per l’Italia, con tappa a Pescara martedì 8 e mercoledì 9 marzo al teatro Massimo (ore 21), per il cartellone di Baltimore Production. Tra romanzo di formazione, biografia divertita e pensosa, catalogo degli inciampi e dell’allegria del vivere, “La mia vita raccontata male”, produzione Teatro Nazionale di Genova, è un monologo da testi letterari di Francesco Piccolo con la regia di Giorgio Gallione; musiche Paolo Silvestri, scene e costumi Guido Fiorato, luci Aldo Mantovani.
Signor Bisio, con che spirito si torna in tournée?
Con grande entusiasmo, con la voglia di riempire i teatri, di tornare a vivere e lavorare. Sento questa voglia anche nel pubblico, presente nonostante il fastidio della mascherina Ffp2. All’inizio temevo che gli spettatori non ridessero alle battute per via della mascherina, o che io non sentissi le risate, che sono un fatto empatico e contagioso. Smentite tutte le paure: noi siamo felici e la gente è contenta.
Quanto le somiglia il protagonista?
Tanto. È un boomer, come si dice oggi, uno nato negli anni del Boom, come me e Francesco Piccolo, i ricordi suoi sono anche i miei, Carosello, le gemelle Kessler, i Mondiali del ’74. Unica differenza io del Nord e lui del Sud, ma abbiamo lo stesso approccio alla vita, solare, ironico, anche un po’ cinico. Mi riconosco molto nella sua scrittura, mi piace quello che scrive.
Lei è un bravo cantante, ha anche inciso dischi con Rocco Tanica. In questo spettacolo canta?
Mi è sempre piaciuto farlo in tutti i miei spettacoli. La musica è presente anche qui, con me sono in scena due musicisti straordinari, Marco Bianchi e Pietro Guarracino. Più che canzoni vere e proprie sono interludi, strofe da canzoni di Ivano Fossati che ci azzeccano bene. Una soluzione suggerita dal regista Giorgio Gallione. L’unica canzone presente per intero conclude lo spettacolo, “Dedicato” di Fossati, che ha un testo adatto a ciò che viene detto alla fine.
Lei e Gallione avete portato in scena sette spettacoli, il segreto della vostra alchimia?
Con Giorgio siamo coetanei, ci siamo conosciuti da adolescenti, ancora non facevamo questi nostri mestieri, ma già lui voleva diventare un regista e io un attore. Quando poi abbiamo iniziato a lavorare vedevamo i reciproci spettacoli. Lui a Genova aveva iniziato coi Broncoviz al Teatro dell’Archivolto (dalla cui unione con lo Stabile è nato il Teatro Nazionale di Genova, ndc), io a Milano col Teatro dell’Elfo. Nel 1996 il nostro primo spettacolo insieme, “Monsieur Malaussène” di Pennac. Giorgio è molto diverso da me, lui è sereno io agitato. Mi dà tranquillità, non l’ho mai visto alterarsi, preoccuparsi. Dal punto di vista artistico e culturale ci capiamo molto, i nostri gusti coincidono, a teatro ci piacciono le stesse cose.
Ha citato i Broncoviz, il gruppo in cui sono cresciuti tra gli altri Maurizio Crozza e Carla Signoris, e l’Elfo fondato da Gabriele Salvatores, col quale ha fatto e fa tanto teatro e cinema, una factory in cui c’erano anche Paolo Rossi, Silvio Orlando, Gigio Alberti, Antonio Catania. In quegli anni si divideva tra la scuola del Piccolo Teatro di Milano e i palchi alternativi.
Avevo la doppia vita, durante il giorno alla scuola del Piccolo facevo Pirandello, Shakespeare, Molière, tiravo di scherma, studiavo dizione, la notte al Derby, dove il primo spettacolo era alle 23, facevo cabaret, il monologhista, lo stand-up comedian come si dice oggi. La notte facevi ridere un pubblico molto diverso da quello del teatro serio, ci voleva il pelo sullo stomaco, e la mattina dopo recitavi nell’Antigone. La mia generazione è stata l’ultima del Derby, Faletti, Iacchetti, Rossi, Covatta, Abatantuono.
Archivolto, Elfo, Derby, Zelig, oggi c’è qualcosa di simile a quelle fucine di talenti?
Prima i punti di riferimento erano i locali in cui si esibivano gli artisti comici. Oggi oltre alla televisione, più onnipresente di allora, c’è anche Internet, YouTube, l’offerta è enorme ma più dispersiva. Oggi esistono più possibilità, ci sono pure i talent-tv, che ai nostri tempi non c’erano. Ho fatto anche il giudice di Italia’s Got Talent e sono contento di aver scoperto i Trejolie, Francesco Arienzo, Max Angioni.
Quando uscirà il film “Vicini di casa” di Paolo Costella, di cui è protagonista con Vittoria Puccini, Valentina Lodovini e Vinicio Marchioni?
Bella domanda, vorrei farla io a lei. Doveva uscire a gennaio, poi l’uscita è stata rinviata, forse a primavera. È strana la situazione del cinema, bloccata. Molto diversa quella del teatro. Non voglio fare lo sborone ma ovunque andiamo con lo spettacolo abbiamo i teatri pieni. Al cinema invece è un disastro, forse la gente si è affezionata al divano e all’enorme offerta di film e serie-tv sulle piattaforme.
A proposito di serie, ci sarà la seconda stagione di “Tutta colpa di Freud”?
Me lo auguro, ancora non ho notizie. Mi sono trovato benissimo con la regia di Rolando Ravello nel ruolo dello psicoanalista padre di tre figlie, interpretate da attrici molto brave, Marta Gastini, Caterina Shulha, Demetra Bellina. Facciamo un appello: Bisio vuole fare la seconda stagione!
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