A “Storie” Guido Saraceni il prof da 240mila follower che smaschera bufale virali

Un prof di Filosofia del diritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’università di Teramo; influencer da 240mila follower su Facebook e altri 60mila su Instagram; scrittore con due romanzi già...
Un prof di Filosofia del diritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’università di Teramo; influencer da 240mila follower su Facebook e altri 60mila su Instagram; scrittore con due romanzi già pubblicati e un terzo nella testa; appassionato di psicologia con una laurea appena presa; chitarrista jazz che apprezza anche il rap. Sono almeno 5 le anime del prof Guido Saraceni: «Potrei citare Wittgenstein e dire che la mia fecondità non è quella del seme ma del campo». Saraceni è diventato famoso 7 anni fa quando ha smascherato la bufala virale dell’autocertificazione a tutela della privacy su Facebook: con un post geniale è diventato un fenomeno da un milione di persone raggiunte. È Saraceni, romano ma con una famiglia originaria di Casalbordino, l’ospite di un’altra puntata di “Storie”, il programma di Rete 8 in collaborazione con il Centro che va in onda stasera alle 21 con la regia di Antonio D’Ottavio (repliche il mercoledì a mezzanotte, sabato alle 22 e martedì alle 13.30).
«Tante persone mi seguono, ma ce ne sono anche tante altre che mi odiano e mi minacciano. È difficile dominare il web», dice il prof. La sua vita social è cambiata una volta per tutte il 30 novembre del 2014 con il post in cui invitava gli studenti universitari che avessero condiviso la bufala sulla privacy «a lasciare la facoltà di Giurisprudenza e iscriversi a Scienze degli Snack al Formaggio. Andiamo male ragazzi, molto, molto male». Da allora, quell’immagine del profilo con una cravatta rossa adagiata su una camicia bianca compare sempre più spesso scrollando la home page di Facebook. Saraceni racconta così quel momento di svolta: «Avevo appena finito di fare lezione e noto che su Facebook stava diventando virale una bufala, è bastato controllare le fonti normative per smascherarla: in tanti, anche avvocati e colleghi, copiavano e incollavano questo messaggio per evitare che i propri dati diventassero di proprietà di Facebook, in procinto di diventare un’azienda pubblica. Ho scritto il mio post per far ridere i miei studenti e, poco dopo, i numeri giravano all’impazzata: all’inizio ho pensato che si fosse rotto qualcosa. Addirittura mia madre ha letto un articolo su Donna Moderna. Poi Repubblica ha scritto a Facebook per sapere quale era la verità». Sette anni fa, Saraceni aveva solo 840 amici virtuali; adesso, la sua pagina è una delle più seguite in Italia. Clamorosa la polemica social con la giornalista Selvaggia Lucarelli, che monopolizza ancora i risultati di Google: «Per una settimana non ci ho dormito, mi hanno aggredito virtualmente», racconta il prof, «sul tema sono intervenuti Mughini, Emis Killa e Dagospia. Quel post non lo riscriverei, ci ho sofferto tanto». Per la cronaca, da allora i rapporti con la Lucarelli si sono interrotti ma, rivela Saraceni, c’è stato un gesto di pace: «Un mio amico è andato alla presentazione del suo libro e le ha chiesto di farmi una dedica. Non ho mai pubblicato la foto di quella dedica».
Altra invettiva del prof contro Bruno Vespa sulla ricostruzione degli anni del fascismo: «Lo rifarei altre duecento volte. Rispetto la fama di Vespa e del suo salotto ma quando evoca le presunte cose buone fatte da Mussolini fa un errore: ho semplicemente sottolineato delle imprecisioni».
Il primo romanzo di Saraceni è stato “Fuoco è tutto ciò che siamo”. Poi è arrivato “L’oceano in una goccia”: «Quando l’ho presentato in sala c’era più Digos che pubblico perché avevo ricevuto minacce: la libraia aveva dichiarato che non avrebbe venduto il libro di Giorgia Meloni e io, per solidarietà, ho scelto di presentare il mio romanzo proprio lì. Che ansia».