A “Storie” le vite e i ricordi di chi stana la mafia ovunque

31 Gennaio 2023

Il giornalista Di Girolamo, la street artist Laika e il fotoreporter Tony Gentile raccontano e rilanciano la sfida della legalità dopo l’arresto di Messina Denaro

L’altra faccia della mafia. È questo il tema della puntata di “Storie - Le Emozioni della Vita”, il programma di Rete8 in collaborazione con il Centro, in onda stasera alle ore 21 per la regia di Antonio D’Ottavio. Raccontiamo una storia di omicidi, stragi e affari sporchi che si allunga dalla Sicilia fino all’Abruzzo. Perché Matteo Messina Denaro, il boss della mafia catturato dopo 30 anni di latitanza, è arrivato proprio in Abruzzo: arrestato nella mattinata del 16 gennaio scorso alla clinica Maddalena di Palermo, il capomafia, 60enne e malato, è sbarcato nella notte all’aeroporto di Pescara prima di proseguire verso le Costarelle dell’Aquila, il carcere italiano con il più alto numero di detenuti al 41 bis. E poi perché i movimenti dei soldi ormai non hanno più confini, i soldi dalla Sicilia possono arrivare ovunque: fino al commercio di Pescara, alla ricostruzione dell’Aquila e di Teramo, alle industrie di Chieti e provincia.
Tre i protagonisti della trasmissione che raccontano (e rilanciano) la sfida della legalità guardando la mafia da ogni lato: il giornalista siciliano Giacomo Di Girolamo, uno che non si è mai stancato di dare la caccia a Messina Denaro fino a dargli del tu con la domanda ricorrente, per anni, «Matteo dove sei?»; la street artist Laika, di cui nessuno conosce volto e identità, che ha realizzato un’opera per la legalità, chiamata “Mafia sucks”, e l’ha installata proprio a un passo dal carcere dell’Aquila, sotto gli occhi di Messina Denaro, un’opera però che ha avuto una vita di appena 24 ore perché è stata già rimossa; il fotoreporter Tony Gentile che, il 27 marzo del 1992, ha scattato la foto dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sorridenti nei mesi neri delle stragi, un’immagine diventata icona della lotta alla mafia.
IL GIORNALISTA A CACCIA Mentre finiva la prima repubblica sotto i colpi di Tangentopoli, si perdevano le tracce del boss amante della bella vita, uno dei ricercati più pericolosi di tutti i tempi. Di Girolamo ha dato la caccia giornalistica a Messina Denaro: a lui ha dedicato una biografia, “L’Invisibile” che a breve tornerà nelle librerie con una versione aggiornata; con un altro libro, “Matteo va alla guerra”, in cui si ricostruiscono i dettagli delle stragi mafiose dei primi anni Novanta, Di Girolamo è stato tra i vincitori dell’ultima edizione del Premio Borsellino a Pescara. Il ritratto del giornalista parla di un boss della mafia camaleontico ma invisibile, una che sta nascosto ma sempre davanti agli occhi di tutti e poi playboy, appassionato di arte, amante dei videogiochi e, al contempo, assassino spietato: «Un capomafia al passo con i tempi e non un ossimoro», dice Di Girolamo.
L’ARTISTA SENZA volto Il poster di Laika apparso sul muro di una cabina elettrica dell’Aquila raffigura Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia Santino, ucciso e sciolto nell’acido dalla mafia l’11 gennaio del ’96 all’età di 12 anni. Il piccolo Giuseppe è ritratto sul suo cavallo, mentre festeggia la cattura di Messina Denaro, mandante del suo omicidio: con le mani fa il segno della vittoria. «L’opera già rimossa? Accade di frequente ma, in questa circostanza, vista l’importanza del messaggio», dice Laika, «speravo che durasse un po’ di più. Evidentemente era un messaggio forte che dava fastidio a qualcuno. Non sono arrabbiata, un po’ delusa sì: è un’occasione mancata».
FOTOREPORTEr e 2 euro All’Aquila gli studenti dell’istituto d’arte di Castelli hanno dipinto i volti di Falcone e Borselli su una pietra della Maiella con una scritta: «Le idee restano». Come una pietra che non si può scalfire, resta anche una foto: resta il momento preciso immortalato con lo scatto. È successo con la celebre foto di Falcone e Borsellino fatta dal fotografo Gentile, durante un convegno pochi mesi prima delle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Quella immagine è finita anche sulle monete da due euro. «E le loro idee», dice Gentile, «sono state seminate e producono frutti, è vero che restano».
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