A teatro vita e vittorie di Pozzo il mister che vinceva i Mondiali

S’intitola Il commendatore, regista e protagonista il lancianese Angelucci Marino debutterà a Ponderano, paese del mito del calcio, per poi arrivare in Abruzzo
LANCIANO. Uno spettacolo che nasce quando gli occhi del teatrante e quelli dell’appassionato di calcio si incrociano sul museo dedicato a un grande mito del football italiano: Vittorio Pozzo, cittì della nazionale due volte campione del Mondo nel 1934 e nel 1938, oro olimpico nel 1936, e trionfatore della Coppa internazionale (una sorta di antenato dell’Europeo per nazioni) nel 1930 e nel 1935.
Venerdì 3 maggio debutta a Ponderano, in provincia di Biella, “Vittorio Pozzo - Il commendatore”, pièce della quale l’attore e regista lancianese Stefano Angelucci Marino ha curato progetto scenico, testo e regia in collaborazione con Rossella Gesini; la scenografia è di Filippo Iezzi, audio e luci di Tony Loci. «Un paio di anni fa eravamo a Ponderano per uno spettacolo natalizio», racconta Angelucci Marino, «la sindaca Elena Chiorino e l’assessore Marco Gardiolo, facendoci fare il giro del paese, ci hanno portato nel museo dedicato a Pozzo, che era stato da poco inaugurato con i cimeli di famiglia in precedenza conservati a Biella, dove però non venivano valorizzati. Da buon appassionato di calcio, tra una domanda e l’altra, sono rimasto affascinato dalla storia di un personaggio purtroppo mai giustamente valorizzato e, se vogliamo, anche oscurato da tanti luoghi comuni. Ho poi approfondito la figura di Pozzo», continua Angelucci Marino, «con il libro “Campioni del Mondo” scritto da lui stesso e il testo che gli ha dedicato Mauro Grimaldi, oltre che attraverso il museo e la conoscenza diretta con i discendenti che vivono a Torino».
Vittorio Pozzo è infatti un personaggio che avrebbe meritato ben altre celebrazioni: per capacità tecniche e risultati conseguiti sul campo sotto l’aspetto sportivo, ma anche per intelligenza e doti umane. Su di lui ha purtroppo pesato nel Dopoguerra, e non solo, quell’etichetta di “fascista” dovuta ai successi conseguiti nel Ventennio, quando il protocollo della Figc, che si fosse fascisti o meno, prevedeva il saluto romano. Il Mondiale del ’38, addirittura, gli italiani dovettero giocarlo in casacca nera, incassando i fischi dei connazionali esuli in Francia. «Pozzo possiamo definirlo nazionalista, ma non era fascista», spiega Angelucci Marino, «anche perché ebbe un ruolo anche nel Comitato di liberazione nazionale. E in ogni caso fu una figura capitale nella storia del nostro calcio, delle cui vicende in questo spettacolo raccontiamo dalla fondazione del Torino Fc nel 1906 ai primi successi con la Nazionale, fino alla conquista di due Mondiali consecutivi, senza tralasciare le parentesi più dolorose della vita dell’uomo Pozzo, alpino durante la prima guerra mondiale, membro del Cln durante la Seconda e testimone diretto della tragedia di Superga, quando venne chiamato per il riconoscimento delle salme dei ragazzi del “Grande Torino”, che erano stati suoi allievi e amici».
All’attività di commissario tecnico Pozzo affiancò inoltre quella di cronista sportivo, per La Stampa di Torino e altre riviste dell’epoca. Acuto osservatore, era capace di scrivere tanto di teoria quanto più strettamente di cronaca. Delle caratteristiche dell’allenatore moderno aveva infatti quella dello studio e dell’osservazione, e girava l’Europa per carpire i segreti dei “maestri inglesi” o della “scuola danubiana”, per poi riadattarli allo stile e alle esigenze dei suoi giocatori. I suoi “viaggi di studio” in Inghilterra e Ungheria diventavano testi sulla carta stampata, e idee da tradurre in innovazioni tattiche. E in tutto questo, lavorando come commissario tecnico unico della Nazionale (fu il primo dopo l’epoca della “commissione tecnica”), non lasciò mai il suo incarico di impiegato alla Pirelli.
Dopo la prima in Piemonte, nel paese del quale la famiglia di Vittorio Pozzo, nato a Torino nel 1886, era originaria, il debutto abruzzese dello spettacolo sarà al Teatro studio di Treglio il 30 maggio. «La rappresentazione», conclude Angelucci Marino, «rievoca la storia di Pozzo, interpretato da me, che racconta dopo la morte tutta la sua vita di personaggio poliedrico, dall’inflessibile morale, cosmopolita e poliglotta, dotato di un carisma fuori dal comune, che ha contribuito alla trasformazione di una disciplina sportiva giovane e immatura in una storia capace di emozionare milioni di italiani».
©RIPRODUZIONE RISERVATA