A Teramo ecco Banksy il “graffitaro” misterioso che provoca con l’arte

27 Ottobre 2022

Presentata l’esposizione che sarà all’Arca dal 22 novembre Ventitré serigrafie dello street artist più pagato al mondo

TERAMO. Le opere di Banksy, il più famoso street art contemporaneo e tra i più iconici artisti nel panorama mondiale, approdano per la prima volta nella nostra regione, a Teramo in una mostra nello spazio L’Arca in programma dal 22 novembre al 15 gennaio.
Ventitré serigrafie firmate e numerate tutte provenienti da collezionisti privati e un ampio archivio fotografico – documentale delle opere realizzate nei vari e più bizzarri, ma anche significativi posti del mondo ripercorrono la lunga carriera dell’artista inglese coperto dal mistero nella sua identità, ma che non ha paura di portare all’attenzione dell’opinione pubblica tematiche globali importanti come il militarismo e l’avversione alla guerra, il controllo e la sorveglianza sociale, il capitalismo e le questioni ambientali.
“Love is in the air” altresì noto come “The flower Thrower” apparso per la prima volta nel 2003 a Gerusalemme su un fondo rosso raffigura un giovane che lancia un mazzo di fiori, una delle opere più conosciute, sarà presente alla mostra ed è stata scelta come manifesto dell’evento. Ma non mancheranno nemmeno la “Gril with balloon”, votata addirittura come «l’opera più amata dai britannici» o “ Trolley Hunters” con gli indigeni che cacciano carrelli della spesa, “Stop and serach” e tante altre. Come presenti saranno le fotografie delle opere che l’artista ha inciso sui muri di varie città a mò di denuncia sociale. Ricordiamo il bambino con i piedi nell’acqua, il giubotto salvagente con un razzo segnaletico in mano a ridosso di Campo San Pantalon a Venezia durante la Biennale del 2009, la provocatoria scritta “I don’t believe in global warning” (non credo nell’allarme globale) apposta per metà in acqua in un canale di Londra o l’opera “Love is in the bin” distrutta al termine dell’asta di Sotheby’s a Londra.
Un’esposizione di caratura internazionale nata da una collaborazione triangolare pubblico – privato: organizzata dalla Fondazione Bruno Ballone, è stata prodotta da MetaMorfosi Eventi e promossa e patrocinata dal Comune di Teramo. «Una mostra sartoriale cucita per la città di Teramo che rappresenta il linguaggio, tra i tanti della lunga carriera di Banksy, più conosciuto e che ha conquistato la fama planetaria», l’ha definita Stefano Antonelli curatore dell’esposizione insieme a Gianluca Marziani. Le opere dell’artista non si trovano nelle collezioni di alcun museo del mondo,perché lui ha scelto di portare l’arte in strada. «Banksy, che all’inizio si firmava Robin Banks, è partito da un negozietto dall’insegna “Pictures on wall” nella periferia di Londra dove vendeva serigrafie, tra cui la bambina con il palloncino, a 75 sterline; oggi un'opera vale più di mezzo milione di euro», ha raccontato Antonelli. «È sicuramente un artista e attivista politico del nostro tempo che ha ribaltato l’arte imponendosi a livello globale, ma senza passare per i canali ufficiali e portando tematiche importanti all’opinione pubblica come farebbe un editorialista in un giornale. Nell’utilizzo del registro estetico della pubblicità e del marketing dei quale utilizza i codici per veicolare concetti controintuitivi si può accostare a Warhol e Duchamps: da loro prende la lezione, ma la fa uscire dal Museo e la porta tra le gente che le dà voce, dove c’è il “basso”, l’immondizia, dove si è trasferita la vita». Opere dal carattere sarcastico da osservare con lo sguardo «da realismo da capitalista (paradigma di Fisher) che è il registro delle opere di Banksy» ha infine aggiunto Antonelli.
L’esposizione per «l’apparato scientifico, critico e analitico voluto dai curatori è un unicum in tutto il panorama espositivo italiano e racconterà l’unicità e l’originalità dell’artista», ha evidenziato Pietro Folena di MetaMorfosi Eventi «La cultura è un bene comune che deve arrivare anche in provincia e non solo nei grandi musei e nelle grandi città e abbiamo scelto Teramo perché è una città che ha storia e identità». Un’idea fortemente voluta dalla Fondazione Bruno Ballone che, abbracciando anche il campo artistico, ha l’obiettivo come hanno detto il presidente Agostino Ballone, la consigliera Antonella Ballone e il direttore artistico della kermesse Sergio Di Sabatino «di dare centralità alla città, renderla attrattiva, donarle carattere internazionale». Un evento di rilievo attraverso il quale Teramo «esce dai propri confini e si proietta in scenari più ampi e importanti» come ha aggiunto il sindaco Gianguido D’Alberto . «Le istituzioni promuovono la cultura e con la comunità devono cogliere le sfide ambiziose per una ricostruzione non solo materiale dei nostri territori feriti dagli eventi sismici». La mostra è, infine, il coronamento di un percorso avviato dall’amministrazione dove la cultura, per l’assessore Andrea Core «è un capitale sul quale investire per la valorizzazione e il rilancio della provincia con Teramo che riscopre ancora di più il ruolo di capoluogo e capofila di processi e percorsi».