Abitare “La città dei rifugiati”: così i giovani incontrano l’arte

Un laboratorio didattico sul progetto-testamento dell’architetto Yona Friedman A Loreto, 200 ragazzi dai 5 ai 17 anni e gli studenti di Architettura della D’Annunzio
PESCARA. Abitare La Cité des Réfugiés/ la città dei rifugiati, uno dei progetti - testamento dell'architetto Yona Friedman lasciati al museo a cielo aperto No Man's Land (NML) di Loreto Aprutino (contrada Rotacesta), al centro del laboratorio didattico di architettura mobile svolto nei giorni scorsi con oltre duecento bambini e ragazzi dai 5 ai 17 anni dell’istituto comprensivo di Loreto Aprutino e dell’Istituto omnicomprensivo di Città Sant’Angelo, oltre agli studenti della facoltà di architettura di Pescara.
Martedì 29 novembre alle15.30 la restituzione del progetto didattico Abitare No Man’s Land, racconti delle prime esperienze curato dall'insegnante Alessandra Gabriele, nella sede del dipartimento di architettura dell’Università D’Annunzio in viale Pindaro. Alla presentazione intervengono Federico Bilò docente di composizione architettonica e urbana dell'ateneo, Lorenzo Pignatti direttore del dipartimento, Dora Stiefelmeier e Mario Pieroni della fondazione No Man’s Land e di Zerynthia-Associazione per l’arte contemporanea, gli studenti della facoltà di architettura che nel maggio scorso hanno realizzato i moduli abitativi di Yona Friedman, Roberto Sala art director della rivista Segno, Pasquale Tunzi docente di fondamenti e applicazioni di geometria descrittiva. Presenti inoltre i docenti Antonio Clemente e Alberto Ulisse, Patrizia D’Ambrosio e Lorella Romano, dirigenti dell’istituto comprensivo di Loreto Aprutino e dell’omnicomprensivo di Città Sant’Angelo, le insegnanti Candida Buffetti, Concetta D’Aurelio e Susanna Pozzi. Verrà proiettato un video di documentazione delle quattro giornate di lavoro, realizzato da Matteo Ferri, insieme alle fotografie di Gino Di Paolo.
«Il tema delle giornate è stato Abitare No Man’s Land come attivazione e condivisione degli spazi della Città dei rifugiati di Yona Friedman», racconta Alessandra Gabriele, dottoranda in architettura e insegnante dell’istituto comprensivo di Loreto Aprutino, «L’azione ha voluto reinterpretare le intenzioni di Friedman secondo il quale l’architettura si deve fare mobile e adattabile agli usi, anche artistici, di chi la vive». La Cité des Réfugiés a NML rappresenta appunto una delle proposte che l'architetto e urbanista franco ungherese (1923-2019) padre dell'architettura mobile e primo presidente onorario di NML, nella sua visione profetica ha indicato a partire dal 2015-2016 come una serie di possibilità per sviluppare semplici soluzioni di accoglienza per rifugiati di ogni provenienza, oggi una drammatica sfida dell'umanità. «Nelle quattro giornate di laboratorio i ragazzi hanno lavorato a un'azione creativa condividendo gli spazi della Città, configurando un rifugio disponibile per chiunque ne abbia necessità. Per loro un'occasione di confrontarsi con la realtà del mondo contemporaneo e dell'arte».