“Abruzzo”, i brani in dialetto fusi nel reggaeton, funky e rap

11 Gennaio 2022

Successo in tutta Italia per il primo album dell’Orchestra Popolare del Saltarello

TERAMO. Ottima accoglienza per il primo album dell’Orchestra Popolare del Saltarello “Abruzzo”, otto brani della tradizione abruzzese riletti e aggiornati dagli arrangiamenti del fondatore e direttore della formazione Danilo Di Paolonicola.
Il virtuoso teramano, classe 1977, fisarmonicista e organettista di spessore internazionale, ha creato l’Orchestra nel 2014 mettendo insieme un organico ricco tra musicisti e danzatrici e donando nuova vita alle canzoni popolari. Come quelle dell’album: “Vola Vola Vola”, “Saltarello Rosetano - Spallata di Schiavi d'Abruzzo”, “La Jerv’a lu Cannet”, “Mare Maje”, “Addije, Addije Amore”, “Rama di Rose”, “Diasill”, “Maria Nicola”. Nel disco oltre a Di Paolonicola (fisarmonica, organetto), suonano Alessandro Tarquini (violino), Manuel D’Armi (zampogna, ciaramella), Gionni Di Clemente (chitarra, bouzouki), Marco Di Natale (basso), Alex Paolini (batteria), Armando Rotilio (voce, percussioni) e cantano Antonella Gentile, Alessandra Ventura, Anissa Gouizi, Federica Di Stefano e Alpha Sall; ospiti Mauro Baiocco flauto, Alessandro Nosenzo chitarra, Emanuela Donati voce. Il disco, in formato digitale e fisico ha avuto finora solo un concerto di presentazione, il 18 dicembre a Castelvecchio Subequo, col tour rinviato a primavera. «A maggio ci sono tante ricorrenze popolari, prevediamo di riprendere l’attività dal vivo. Attualmente, stando fermi coi concerti, la pubblicazione del disco è l’unica forma per rimanere sul campo e dare anche un contributo di visibilità all’Abruzzo e al suo patrimonio musicale popolare» spiega al Centro il maestro Di Paolonicola.
Maestro, perché aspettare sei anni per il disco d’esordio dell’Orchestra? E come sta andando?
In realtà avevamo completato le registrazioni già nel 2019. Fino a quel momento non c’era stata l’idea di fare un disco. Rappresenta il repertorio che proponiamo dal vivo. Sta avendo molto successo, anche fuori dall’Abruzzo. Mario Luzzatto Fegiz sul Corriere della Sera gli ha dato 8 e lo ha collocato al primo posto nella classifica dei dischi folk, scrivendo che il Festival di Sanremo dovrebbe invitarci. Un apprezzamento che fa piacere.
Nel rivisitare i brani della tradizione da cosa ha preso ispirazione?
Per sei brani ho cercato di tradurre in musica il percorso degli antichi Tratturi, ripercorrendo le regioni della Transumanza e i loro ritmi popolari, saltarello, spallate, tammurriate, ballarelle. “Addije, Addije Amore” ha il ritmo della pizzica e quindi rappresenta l’arrivo in Puglia, “La Jerv'a lu Cannet” ha il ritmo di tammuriata. Il saltarello rosetano, teramano, chiamato così da Fanciullo Rapacchietta (virtuoso del ddu bbotte, morto 99enne nel 2014, ndc) perché partiva da Piano Roseto, diventa spallata, un saltarello più veloce che si balla in gruppo con spallate e “culate” soprattutto a Schiavi.
Nel disco pure due brani aggiornati su sonorità contemporanee.
Ho riflettuto su ritmi più attuali. La canzone “Maria Nicola” ha un ritmo reggaeton, la litania “Diasill” è contaminata con funky e rap. Facendo una ricerca sulla musica oggi ascoltata nei quartieri popolari ho notato che non si ascoltano più i ritmi popolari del passato ma queste nuove sonorità. La mia aspirazione è rendere la musica popolare popular music e sdoganare il dialetto abruzzese, come stanno facendo anche cantautori come Setak e Lara Molino.
Sulla copertina di “Abruzzo” c’è il gioiello tipico, la Presentosa, anch’essa rivisitata.
Il merito è di Silvia Castellani, grafica di talento. Al posto dei cuori abbiamo messo il galletto, simbolo dell’Orchestra del Saltarello. Quando misi su il gruppo pensai a quale animale scegliere per simbolo. Più che a lupi, orsi, pecore pensai al gallo perché è un animale da aia e inoltre salta.
L’Orchestra nel 2017 è stata invitata al Concertone del 1° maggio a Roma e dal 2016 è ospite della Notte della Taranta. In Salento, patria della pizzica, com'è accolto il saltarello abruzzese? E cosa manca per uguagliare certe manifestazioni?
Molto bene. I salentini sono aperti musicalmente. Collaboriamo spesso e abbiamo due volte ricambiato l’invito a Teramo. Certo, loro hanno vent’anni di lavoro alle spalle e investimenti di milioni di euro. Il nostro Festival del Saltarello, di cui sono direttore, è un piccolo festival. In Salento è stato fatto un lavoro pure sul ballo e sul costume, le ragazze indossano quotidianamente gli abiti della pizzica. Anche qui si dovrebbe reintrodurre l’abito folcloristico. Per noi Andrea De Siena, il coreografo e ballerino più importante della pizzica, ha fatto un gran lavoro anche sul saltarello. All’inizio nessuno ballava ai nostri concerti, ora invece le piazze sono piene.