Addio a Federico Fiorenza, anima del teatro

5 Settembre 2021

L’Aquila, ucciso dal Covid a 80 anni. Drammaturgo, regista e manager portò in città Albertazzi e Proietti dopo il sisma

L’AQUILA. Nel giugno scorso gli amici gli avevano fatto una festa a sorpresa per i suoi 80 anni. Si era presentato in ottima forma, arguto e pronto a raccontare aneddoti su tutti i grandi protagonisti del teatro italiano del secondo dopoguerra. Ieri sera, intorno alle 20, all’Aquila si è diffusa la notizia che ha letteralmente sconvolto la città: Federico Fiorenza è morto in ospedale dopo essere stato colpito dal Covid. Quella festa per gli 80 anni non era stata un semplice “compleanno” ma l’omaggio a un uomo «riferimento e maestro di vita per molti, di diverse generazioni, dai suoi esordi con il Teatro universitario, con la sua storica presenza alla guida del Tsa, alla organizzazione di tante edizioni della Perdonanza Celestiniana e alle tante diverse attività, ma soprattutto alla sua qualità di persona». Fiorenza è stato un uomo di grande cultura e il suo curriculum è sterminato ed è difficile farne una sintesi.
IL CURRICULUM. Federico Fiorenza è stato dirigente del Tsa (Teatro stabile dell'Aquila) dal 1969 al 1989 poi direttore Tsa dal 1989 al 2002. In seguito direttore del Tra (Teatro regionale abruzzese dal 2003 al 2005) poi direttore del Tsa (Teatro stabile Abruzzo) ente teatrale regionale dal 2006 al 2009, presidente del Tra (teatri riuniti Abruzzo) presso Teatro Marrucino di Chieti , Teatro Fenaroli di Lanciano, Teatro Talia di Tagliacozzo. Fondatore e presidente del Tadua (Teatro accademico dell'Università dell'Aquila) 1966 al 1989, produttore per Rai Uno e Rai Due del programma in 14 puntate “Storia del teatro in Italia” con Giorgio Albertazzi e Dario Fo, direttore esecutivo esterni della “Signora Ava” con la regia di Antonio Calenda per Rai Uno, soprintendente e direttore artistico della Perdonanza Celestiniana e festival annessi dal 1993 al 1998, ideatore e direttore artistico dei festival “Estate Mediterranea" di Lamezia Terme dal 1993 al 1998. Ha diretto edizioni del festival di Mezza Estate di Tagliacozzo, Spoltore Ensemble, festival di Vittorio Veneto. Membro di giuria di diversi festival internazionali e relatore a convegni e incontri. Ha realizzato eventi teatrali al Teatro Sistina, all’Auditorium del Parco della Musica di Roma , al teatro Circus di Pescara per raccolta fondi per iniziative solidali. È stato drammaturgo, direttore e presidente di associazioni culturali e sportive, imprenditore teatrale e televisivo, attore in film produzione nazionale e abruzzese e membro della direzione artistica e presidente Acs (Abruzzo circuito spettacolo) e presidente dell’Aquila Gran Sasso Rotary Club.
ALBERTAZZI. Fu di Federico Fiorenza nel settembre 2009 l’idea di portare Giorgio Albertazzi – suo grande amico (come suoi grandi amici sono stati Carmelo Bene e soprattutto Gigi Proietti) – nel centro storico devastato dal sisma. «Per settimane» disse all’epoca Fiorenza «mi sono chiesto che cosa il teatro e il mondo della cultura potesse fare per L’Aquila. Ne ho parlato con Giorgio Albertazzi che ha subito accolto l’idea e fra il 13 e il 16 settembre (2009 ndc), approfittando di un buco nei suoi mille impegni è venuto in città, ha guardato ogni cosa, abbiamo fatto sopralluoghi con i vigili del fuoco e abbiamo fatto le riprese». Albertazzi andò anche nelle frazioni distrutte dove nel nuovo villaggio map di Onna, davanti a un fontanella recitò il terzo canto dell’Inferno di Dante.
I MOTI DELL’AQUILA. Nel marzo scorso Fiorenza ha raccontato di quando, nel febbraio del 1971 “salvò” Luciano Fabiani (politico della Dc molto in vista) dalla rabbia degli aquilani che lo ritenevano colpevole (insieme ad altri politici) dello scippo del ruolo di capoluogo da parte di Pescara. Fiorenza caricò Fabiani in macchina per riportarlo da Roma all’Aquila: «Giunti al casello di Roma fummo affiancati da una macchina civetta della polizia che ci scortò fino all'Aquila. Ci dissero: Fabiani non deve essere visibile in auto. Così, per nasconderlo anche dal casellante si sdraiò sul sedile di dietro coperto da un plaid». Fabiani e Fiorenza rientrarono quindi di nascosto in Abruzzo, evitando la città dove c’erano disordini tra i quali la devastazione dell'abitazione del politico della Dc, e si rifugiarono a Lucoli nella casa di famiglia di Fiorenza.
UN PEZZO DI STORIA. Quando muore una persona molto in vista si dice che se ne va un pezzo di storia cittadina. Nel caso di Fiorenza lo si può dire senza retorica. Come va detto che forse la città, soprattutto negli ultimi anni non ha saputo “sfruttare” le sue grandi capacità e non gli ha riconosciuto pubblicamente i suoi meriti. Che sono innegabili e sotto gli occhi di tutti.