Addio a Giuliano Vasilicò profeta del teatro di avanguardia

16 Febbraio 2015

ROMA. Il mistero del teatro, del suo spingere lo spettatore, come davanti a uno specchio, a farsi domande esistenziali, che è poi quel dar corpo all'invisibile, partendo dall'apparire, per andare in...

ROMA. Il mistero del teatro, del suo spingere lo spettatore, come davanti a uno specchio, a farsi domande esistenziali, che è poi quel dar corpo all'invisibile, partendo dall'apparire, per andare in profondità, che Giuliano Vasilicò, scomparso improvvisamente, l’altra notte a Roma, ha sempre cercato di fare col suo lavoro e che ha rappresentato come autore e regista nel suo spettacolo «Il regista in scena», riproposto anche nel maggio scorso.

Vasilicò, nato a Reggio Emilia nel 1840, aveva 75 anni ed era una delle figure eminenti del nostro teatro di ricerca e di quella avanguardia romana creatrice del teatro immagine che scosse e rivitalizzò le nostre scene negli anni '70, partendo dalle famose cantine. I suoi lavori furono in genere ispirati a opere letterarie, dalle «120 giornate di Sodoma» a «L'uomo senza qualità» sino a «Proust», ripreso anche nel 2004. Dopo una suo lungo soggiorno in Svezia, dove entrò in contatto con artisti d'avanguardia, torna a Roma, che stava vivendo un momento di fervore teatrale, in cui una giovane generazione si metteva in gioco facendo spesso i conti con i grandi classici, con i padri del teatro rifiutati e rivisitati (c'era Carmelo Bene e Perlini proponeva «Pirandello chi»). Vasilicò collabora nel 1969 con Giancarlo Nanni al teatrino la Fede e quindi crea una sua compagnia con attori tra i quali è anche sua sorella Lucia e, dopo alcuni lavori, si fa notare nel 1971 per un suo «Amleto» a quattro personaggi, un allestimento lirico e simbolico di grande rigore e ritmo giocato essenzialmente col linguaggio delle immagini. Tre anni dopo è la volta delle «120 giornate di Sodoma» da De Sade, in uno scontro tra violenza della ragione e le ragioni del cuore a dar vita a un teatro ossessivo della crudeltà, di grande potenza proprio nello sfuggire il realismo come l'astrazione estrema. Nel 1976 ecco «Proust» in cui, con un andamento circolare restituisce l'idea di tempo della «Recherche». I due spettacoli verranno replicati con grande successo per cinque anni e portati in molti paesi. Il suo progetto più ambizioso, «L'uomo senza qualità» da Musil, sarà rappresentato nel 1984 al Teatro Valle con Massimo Foschi e Lucia Vasilicò. Dopo un riaccendersi in lui della fede, si dedica negli ultimi anni a spettacoli di ispirazione religiosa, come uno sulle lettere di S. Caterina da Siena e uno sul Vangelo secondo Giovanni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA