Addio a Jerzy Stuhr, volto del cinema di Moretti

10 Luglio 2024

L’attore polacco allievo di Andrzej Wajda aveva 77 anni: dal teatro a Cracovia ai film con Kiešlowski

ROMA. La sua ultima apparizione sul grande schermo era stata in “Non morirò di fame” (2023) di Umberto Spinazzola, un film sugli sprechi alimentari in cui interpretava il clochard Granata. E l’anno prima era stato il fidanzato anziano della figlia 27enne del protagonista de “Il sol dell’avvenire” di Nanni Moretti.
Il grande attore e regista polacco Jerzy Stuhr è scomparso ieri all’età di 77 anni. Secondo i media polacchi, negli anni aveva sconfitto il cancro e aveva subito due infarti e un ictus. In Italia era conosciuto al grande pubblico per i suoi ruoli nei film di Nanni Moretti e con il regista romano aveva stretto una lunga amicizia. Ne “Il caimano” (2006) aveva interpretato Jerzy Sturovsky, un produttore polacco. In “Habemus Papam” (2011) era stato il portavoce del papa, Marcin Raijski. La sua carriera, però, era cominciata negli anni ’70 in teatro.
Cresciuto allo Stary di Cracovia, più avanti era stato rettore dell’Accademia teatrale della città per due mandati (1990-1996 e 2002-2008). Allievo di grandi registi come Andrzej Wajda e Jerzy Jarocki, Stuhr si era fatto conoscere in opere come “Delitto e castigo” e “I Demoni” di Dostoevskij. Il suo esordio alla regia teatrale risale al 1985 con il monologo “Il contrabbasso” di Patrick Süskind, del quale era anche interprete. Poi, l'approdo al cinema con Krzysztof Kiešlowski, che lo aveva scelto fin dai suoi primi film di finzione, e con il quale ha collaborato fino alla morte di quest'ultimo, nel 1996.
Insieme hanno lavorato a “La cicatrice” (1976), “La tranquillità” (1980), “Il cineamatore” (1979), “Decalogo” (1989) e “Tre colori - Film Bianco” (1994). E anche l’esperienza di Stuhr come regista è stata segnata dal rapporto con Kiešlowski. Dopo aver diretto “Spis cudzodzołožnic” (1995), “Storie d’amore” (1997) e “Sette giorni nella vita di un uomo” (1999), Stuhr ha firmato la regia di una sceneggiatura inedita di Kiešlowski, “Il grande animale” (2000), che il suo mentore gli aveva regalato. «L’ho ritrovata in circostanze fortuite» raccontava «e credo sia in assoluto il primo film di questo indimenticabile genio». Negli anni ’80, intanto, Stuhr era arrivato in Italia, dove aveva appreso la lingua e cominciato a recitare in teatro. Durante una presentazione di un suo film a Venezia era stato notato da Nanni Moretti. Da allora i due erano diventati grandi amici, complice la loro simile poetica cinematografica. Nel nostro Paese l’attore polacco ha recitato anche in “Io sono con te” di Guido Chiesa (2010), “L'ultimo papa re” di Luca Manfredi (2013) e “Rimetti a noi i nostri debit” di Antonio Morabito (2018). Nel corso della sua carriera Stuhr ha dimostrato di essere a suo agio tanto nei ruoli drammatici quanto in quelli comici. Al punto da reinventarsi anche come doppiatore, diventando la voce di Ciuchino nella versione polacca della serie animata “Shrek”.