Addio a Joe Cocker L’eroe di Woodstock è morto a 70 anni

23 Dicembre 2014

ROMA. Joe Cocker, ex idraulico di Sheffield in Inghilterra con la passione per il blues, il soul e la musica nera, scompare a 70 anni, lasciandosi alle spalle 50 anni di carriera. Anche lui, come...

ROMA. Joe Cocker, ex idraulico di Sheffield in Inghilterra con la passione per il blues, il soul e la musica nera, scompare a 70 anni, lasciandosi alle spalle 50 anni di carriera.

Anche lui, come molti colleghi della sua generazione, ha rischiato di morire giovane, consumato da alcol e droghe, ed ora scompare per colpa di una malattia, come ha annunciato il suo agente Barrie Marshall: «era semplicemente unico», ha detto, «sarà impossibile colmare il vuoto che lascia nei nostri cuori».

Joe Cocker è stato uno degli eroi di Woodstock. Prima di diventare dfamoso sul palco di quel festival, nell’agosto del 1969, Cocker si era distinto con una serie di cover dei Beatles e di altri artisti degli anni Sessanta, a capo dcelal sua band di allora, la Grease Band.

Si era specializzato in cover dei Beatles e, con Jimmy Page (poi leader e chitarrista dei Led Zeppelin) alla chitarra, aveva inciso una strepitosa versione rock blues di «With a Little Help From My Friends». La sua performance del brano di apertura dell’album “Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Band” rimane uno dei punti più alti della «Tre giorni di pace, amore e musica»: l'urlo prima della ripresa del cantato, che avrebbe spezzato le corde vocali di un uomo normale, fu come un grido di battaglia per milioni di giovani. Grazie anched a quell’esibizione storica, Joe Cocker diventò subito famoso anche negli Usa per la sua voce roca e le sue insolite movenze. Non a caso la sua imitazione rimane uno dei classisci del repertorioc omico di John Belushi, così come il duetto dei «Due Joe Cocker» una delle tante perle di quella irripetibile stagione del programma Saturday Night Live.

Insieme a Leon Russell realizzò «Mad Dogs & Englishmen», il suo primo, memorabile, live cui fu dedicato anche un documentario che è uno dei classici della cinematografia rock del periodo. Era il 1970 e presto cominciarono i problemi con gli abusi che misero a rischio carriera e salute.

È stato il cinema a riportarlo allo status di star negli anni '80: «You Can Leave Your Hat On» (un brano di Randy Newman) accompagna lo spogliarello di Kim Basinger in «9 settimane e1/2» ed entra nella storia del costume, «Up Where We Belong», un duetto con Jennifer Warnes inserito nella colonna sonora di «Ufficiale e Gentiluomo», vince l'Oscar.

Da eroe di Woodstock e della trasgressione, si trasforma in una star al cui servizio ci sono i migliori team di autori e produttori, nel 1987 arriva anche un altro mega hit, «Unchain My Heart». In Italia ha trovato in Zucchero un fan entusiasta che ha modellato stile e movenze su quelle di Joe Cocker, ma anche Eros Ramazzotti ha inciso un duetto con lui nella canzone «That’s all I need to know», inserita nell’album «Eros Live» del 1998.

Oltre ad aver vinto Oscar e Grammy, nel 2007 è stato nominato Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico, quasi a sancire la sua trasformazione. La sua voce roca rimane un autentico, imitatissimo, marchio di fabbrica nonostante negli ultimi anni non sia stato più il rocker innamorato della black music degli inizi. Sul piano artistico andare oltre «You Can Leave Your Hat On» è stato difficile quasi quanto umanamente superare i suoi guai personali. Quando una canzone diventa la colonna sonora di qualsiasi numero sexy di qualsiasi programma tv (e non solo) ai quattro angoli del mondo può trasformarsi in una prigione. Da vecchio soul man che ha fatto la gavetta nei pub, Joe Cocker non ha avuto bisogno di fare altro che tentare di migliorare il suo look (che non è mai stato il suo forte), dare una levigatina agli arrangiamenti, cavalcare l'onda. E ora a 70 anni, compiuti lo scorso maggio, poteva guardare tranquillo il Grammy e l'Oscar che spiccano nella sua bacheca, insieme ai milioni di dischi venduti. Ma la malattia non gli ha concesso altro tempo.

Da tempo viveva negli Stati Uniti ed è proprio lì, nel suo ranch di Crawford, in Colorado, che Cocker è morto. Una delle sue ultime grandi esibizioni in Italia risale al 14 luglio del 2011 quando si esibì in concerto in una serata da ricorare dividendo il cartellone con B. B. King.

Il primo collega a commemorare il cantante di Sheffiled è stato, ieri sera, Eric Clapton, che aveva spesso suonato nei suoi dischi e e dal vivo. «La notizia più triste, Joe Cocker èmorto, aveva 70 anni. Rip Joe.», ha scritto il chitarrista sulla sua pagina facebook.

(cr.sp.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA