Addio a Micha Van Hoecke, l’artista con l’Italia nel cuore

9 Agosto 2021

Ballerino, coreografo, regista, aveva lavorato nei più importanti teatri italiani, con Carla Fracci e Riccardo Muti

ROMA. Per la regia del Macbeth di Verdi, basato sull'omonima tragedia di Shakespeare, al Ravenna Festival 2004, si era ispirato al Trono di sangue di Akira Kurosawa, affascinato dalla rappresentazione visiva del codice d'onore dei samurai. Per l’Orfeo, portato in scena in più edizioni, dalla Scala a Ravenna, aveva guardato alle Metamorfosi di Ovidio e aveva voluto i testi recitati in latino, per esaltare un mito lontano, venuto «da una dimensione antica e misteriosa come il mondo classico, come in fondo misterioso è il rito del teatro». Per l'Aida alle Terme di Caracalla, nel 2011, aveva rinunciato a elefanti, cammelli, ori ed eserciti di comparse per privilegiare una versione «essenziale e intimista». Ha lasciato il segno con il suo “teatro di danza” Micha van Hoecke, ballerino, coreografo e regista di fama mondiale, morto ieri sera all'età di 77 anni dopo una lunga malattia all'ospedale di Massa, in Toscana: aveva scelto di vivere a Rosignano (Li), per il profondo legame con l'Italia dove è stato direttore del corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma e del Teatro Massimo di Palermo e ha avuto un lungo sodalizio con il Ravenna Festival.
Nato nel 1944 a Bruxelles, da un pittore belga e una cantante russa, nel 1960 Micha van Hoecke era entrato a far parte della compagnia di Roland Petit e poi del Ballet du XX siécle di Maurice Béjart. Nel 1981 cura le coreografie del film Bolero di Claude Lelouch e fonda una propria compagnia, L'Ensemble di Micha van Hoecke, per la quale realizzerà numerosi spettacoli e coreografie. Collabora con grandi artiste come Carla Fracci, ma anche Luciana Savignano, Ute Lemper, e con registi come Luca Ronconi, Liliana Cavani, Roberto De Simone. Importante anche il sodalizio con Riccardo Muti, dall'Ifigenia in Aulide al Moise et Pharaon, per l'apertura di stagione della Scala. Firma coreografie anche per il San Carlo di Napoli e per il Festival di Avignone. Intenso il suo rapporto con l'Opera di Roma: come danzatore, dal Notre Faust con il Ballet du XX Siecle di Bejart del 1976 all'Heure Exquise del 2010 e come coreografo. Poi come direttore del corpo di ballo dal 2010 al 2014. Nel 1990 inizia una lunga collaborazione con il Ravenna Festival, dove debutta anche nel ruolo di regista d'opera e autore teatrale. Per La Fenice di Venezia cura le coreografie per il Concerto di Capodanno del 2005. Nel 2007 firma La regina della notte, ispirato al personaggio del Flauto magico di Mozar. Nel 2018, per il Teatro Massimo di Palermo, crea Pink Floyd e Carmina Burana, ricevendo il premio della critica per la migliore coreografia moderna. A giugno, se la salute non glielo avesse impedito, avrebbe dovuto curare l'ultima versione dell'Heure Exquise, con Alessandra Ferri e Carsten Jung, che è andata in scena al Ravenna festival - in coproduzione con Af Dance e il Royal Ballet di Londra, su concessione della Fondazione Béjart - e che tornerà a settembre al Festival Torino Danza.