Addio a Michael Lang, l’impresario che con Woodstock fece la storia

10 Gennaio 2022

Un autentico mito della musica, uno dei creatori dietro all’evento musicale più famoso degli anni della contestazione: Michael Lang, l'impresario che nel 1969, a soli 24 anni, insieme a tre amici...

Un autentico mito della musica, uno dei creatori dietro all’evento musicale più famoso degli anni della contestazione: Michael Lang, l'impresario che nel 1969, a soli 24 anni, insieme a tre amici aveva organizzato il festival di Woodstock è morto sabato di cancro in un ospedale di New York. Lang, che aveva 77 anni, era apparso in pubblico l'ultima volta per festeggiare i cinquant’anni del leggendario raduno a base di pace e musica (e sesso, droga, fango e una pioggia torrenziale). Un concerto che definì una generazione e cambiò per sempre il concetto di musica, tanto che nel 2004 l’evento fu incluso dalla rivista Rolling Stone nella lista dei “50 momenti che hanno cambiato la storia del rock and roll”.
L'impresario aveva provato a organizzare un maxiconcerto anche per il 50° anniversario di Woodstock, ma l'evento fu cancellato per problemi vari.
Impossibile replicare la magia di quel momento: dal 16 al 18 agosto 1969 nella fattoria di Max Yasgur a Bethel, nello stato di New York, la famosa “tre giorni di pace e musica” raggruppò sul palco una trentina di band e musicisti leggendari, tra cui i Grateful Dead, i Who, Santana, Janis Joplin, Joan Baez, Jimi Hendrix, Joe Cocker, Crosby Still Nash and Young, Creedence Clearwater Revival e i Jefferson Airplane, diventando così il simbolo di un'era di contestazioni e profondi cambiamenti nella società.
L'impresario aveva cominciato a promuovere concerti alla fine degli anni Sessanta: il primo festival da lui organizzato era stato nel 1968 a Miami, con Hendrix, Frank Zappa e John Lee Hooker. Per Woodstock, l’anno successivo, lui e i tre amici John Rosenman, Artie Kornfeld e John Roberts pensavano a un raduno di 50mila persone: ne arrivarono dieci volte di più, con almeno un milione di giovani che cercavano di arrivare in zona, prima che le autorità chiudessero ogni via di accesso. Cinquecentomila spettatori bivaccati nel campo di Bethel, di fatto senza alcun supporto, senza cibo, acqua, servizi igienici o sostegno medico. Poteva essere un disastro e invece fu la nascita di un mito.
«Woodstock arrivò in un momento veramente buio per gli Stati Uniti», aveva raccontato Lang in un’intervista del 2009. «Una guerra impopolare, un governo che ignorava le problematiche dei diritti umani. Tutto puntava verso la violenza. Ma poi ci fu Woodstock, un momento di speranza». Dove, come ricordò anche la cantante Joan Baez, «impazzirono tutti». Nell’immaginario collettivo sono restate le scene dei giovani che ballavano nudi nel fango, della polizia che offriva hot dog, dello sballo e della divina ispirazione. Un week end di amore, musica e impegno politico che divenne pietra miliare della cultura pop.
Lang tentò di ripetere l'exploit nel 1994, e poi nel 1999, ma senza lo stesso successo. Nel corso della carriera, ha curato anche gli eventi di Bruce Springsteen, Alicia Keys, Christina Aguilera, Red Hot Chili Peppers e Snoop Dogg.