Addio a Nanni Svampa cantore di Milano

L’ex membro del gruppo di cabaret anni Sessanta i Gufi è morto all’età di 79 anni
MILANO. Se ne va, dopo Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e Dario Fo, un altro cantore e artista di quella cultura meneghina che dagli anni '60 in avanti ha saputo parlare a tutta Italia, intrecciando alto e basso, dialetto e musica, satira e comicità, richiami intellettuali e denuncia politica e sociale. È morto, sabato sera, infatti, a 79 anni Nanni Svampa, colui che ha fatto conoscere la canzone popolare lombarda ma anche Georges Brassens e che soprattutto ha fondato i Gufi, gruppo che portò sul palco testi nati da una ricerca filologica, mescolandoli con l'umorismo e il cabaret. Nato nel 1938 nel quartiere allora popolare di Porta Venezia, Svampa è stato, come si definiva sul suo sito, «mitico rappresentante del cabaret musicale milanese e della canzone d'autore» e «cultore e interprete della tradizione lombarda con particolare riguardo alla canzone popolare». Ed anche «traduttore e interprete in lingua milanese dell'opera di Georges Brassens. E ancora attore teatrale e cinematografico, tanto da aver recitato in film di registi come Elio Petri e Gabriele Salvatores. Infine, autore di testi teatrali, televisivi e radiofonici, regista di spettacoli musicali e di cabaret. Laureato in Economia alla Bocconi, Svampa fondò i Gufi nel 1964 assieme a Brivio, Gianni Magni e Lino Patruno e la band suonò fino al '69 mischiando musica, dialetto e satira sociale. Del '64 anche l'album “Nanni Svampa canta Brassens” e del '70 i celebri dischi della “Antologia della canzone lombarda” in 12 volumi. All'epoca Svampa di sé diceva: «Ho quarant'anni, sono ateo da 25, non digerisco i digestivi, mi piace la testina di vitello e il barbera di 16 gradi, sono anticlericale viscerale, non riesco a smettere di fumare». Da anni ormai aveva lasciato Milano per andare a vivere sul lago Maggiore ed è morto all'ospedale di Varese.
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