Addio a Sepulveda, lo scrittore che dava voce agli sconfitti

L’autore cileno ucciso dal coronavirus: era ricoverato in Spagna dal 29 febbraio Premio Flaiano nel ’93 col primo libro tradotto in Italia, Premio NordSud nel 2013
«Sono uno scrittore perché non so fare altro che raccontare storie. Ma sono anche un essere sociale, un individuo che rispetta sé stesso e intende occupare un piccolo posto nel labirinto della storia. Da questo punto di vista, sono il cronista di tutti coloro che giorno dopo giorno vengono ignorati, privati della storia ufficiale, che è sempre quella dei vincitori». Così Luis Sepulveda parlava di sé e della sua scrittura nel documentario “Luis Sepúlveda, lo scrittore del sud del mondo” che Rai Cultura propone oggi alle 12.30 su Rai5.
L’autore cileno morto ieri all’età di 70 anni è stato il primo paziente celebre ad essere stato contagiato dal coronavirus e si trovava dal 29 febbraio ricoverato nel reparto di malattie infettive dell’Hospital Universitario Central de Asturias di Oviedo, in Spagna, dopo aver fatto ritorno da un viaggio in Portogallo dove aveva partecipato a un festival letterario. Sepulveda ha lottato contro l'invisibile nemico fino all'ultimo con la moglie Carmen Yáñez, poetessa cilena e grande amore di una vita. Lo scrittore che ci ha messo di fronte alle grandezze e miserie della storia del Novecento, che ha scelto la letteratura per «dar voce a chi non ha voce» – formidabili passioni, autore bestseller che si sentiva «cittadino prima che autore» – a marzo era atteso in Italia per parlare di “Coraggio” al festival “Più libri più liberi”, cancellato per la pandemia che ora lo ha falciato. Il suo primo romanzo pubblicato in Italia fu “Il vecchio che leggeva romanzi d'amore” (Guanda, 1993) e con esso conquistò la scena internazionale. L’Abruzzo dei lettori ne riconobbe subito la grandezza attribuendogli il Premio Flaiano per la narrativa Edizione ’93 che Sepulveda venne a Pescara a ritirare. Così viene ricordato quell’incontro nel volume “La cultura italiana nel mondo e i premi Flaiano” (Ediars): «Si aggirava tra la gente un giovane scuro di pelle, con la barba un po’ incolta, sorridente e impacciato. Vestiva un abito bianco che lo distingueva a uno sguardo lontano. Quando prese posto tra i premiati molti si chiesero “chi fosse costui”. Il suo nome era Luis Sepúlveda, scrittore cileno dalle grandi speranze. Il romanzo per il quale sarebbe stato premiato di lì a poco, “Il vecchio che leggeva romanzi d'amore” era un lungo racconto che muoveva da un rapporto tra l’uomo e l’animale, sulle orme di Melville e del capitano Achab. Stavolta l’ambiente era la foresta amazzonica dove un vecchio uccideva una femmina di “tigrillo” in cerca di vendetta».
Esattamente 20 anni dopo ancora l’Abruzzo chiama lo scrittore cileno per il Premio internazionale NordSud, creato dalla Fondazione Pescarabruzzo. Intervenuto alla cerimonia nel 2013, Sepulveda aveva lasciato alla platea pescarese una toccante interpretazione del concetto di “Contemporaneità”, profondamente intrisa del senso di mutevolezza dell’esistenza che tutta la sua biografia riflette: «La mia è una idea di contemporaneità», aveva detto, «che non si ferma solo con il discorso intellettuale, ma che fa pensare alla contemporaneità come alla parola detta che viene portata via dal vento, perché parte dalla mia cultura del Sud. E così quando torno nel mio Paese, il Cile, nel profondissimo Sud del Mondo, chiamato Patagonia, la terra che io amo, mi piace assistere al “concorso della bugia”. Arrivano i contadini, i gauchos dalla parte argentina della Patagonia, dalla Terra del Fuoco, anche dall’Uruguay. Sono cantori di bugie. Le storie raccontate non vengono scritte né registrate, ma semplicemente vengono raccontate, lasciando che queste parole vengono portate via dal vento. Viene organizzato anche un altro concorso che mi piace molto, di poeti popolari, che si sfidano tra di loro con versi improvvisati. Anche in questo caso la recitazione non viene trascritta né registrata. Non si scrive, non si filma, ma si lascia che la parola venga portata via dal vento». E concludeva: «Rinascerà la parola portata via dal vento in un’altra lingua, con l’intenzione, bellissima intenzione, di esaltare, di condividere un tempo di creazione. Un tempo di poesia. Per me è questa la più bella idea della contemporaneità».
A consacrarlo come scrittore non solo per un pubblico adulto ma per tutte le età è stato “Storia di una gabbianella e di un gatto che le insegnò a volar” (1996, Salani poi Guanda), diventato un film d’animazione di Enzo D'Alò. Combattente, arrestato due volte e condannato all’esilio durante la dittatura di Pinochet, nemico del neoliberismo, ecologista convinto, Sepulveda era innamorato dell’Italia dove le sue opere hanno superato complessivamente gli otto milioni di copie. Cresciuto in un quartiere proletario di Santiago del Cile a 13 anni sognava di diventare un calciatore ma l’incontro con Gloria, «la ragazza più bella del mondo» lo fece andare in un’altra direzione, verso la poesia che era la cosa che lei amava di più. Così diventò un fervido lettore di Garcia Lorca, Antonio Machado e Gabriela Mistral, prima donna latinoamericana a vincere il Nobel per la letteratura nel 1945. Durante la presidenza di Salvador Allende si era iscritto al Partito Socialista ed era entrato a far parte della guardia personale del Presidente cileno. Arrestato nel 1973 dopo il colpo di stato con cui si era instaurata la dittatura di Pinochet, era stato liberato sette mesi dopo per le pressioni di Amnesty International ma, un nuovo arresto lo aveva condannato all'esilio. Nel 1979 in Nicaragua si era unito alle Brigate Internazionali Simon Bolivar. In Europa si era stabilito dopo la fine della rivoluzione, prima ad Amburgo e poi in Francia. «Sono un apolide. Ero ad Amburgo nel 1986 quando mi hanno rubato la cittadinanza» aveva raccontato nel 2017. Tra il 1982 e il 1987 è stato membro dell'equipaggio su una nave di Greenpeace.