Addio a Todorov il filosofo che amava l’arte e la storia

PARIGI. Il filosofo e antropologo bulgaro naturalizzato francese Tzvetan Todorov, allievo di Roland Barthes, è morto, l’altra notte, a Parigi. Aveva 78 anni. Era nato in Bulgaria nel marzo 1939....
PARIGI. Il filosofo e antropologo bulgaro naturalizzato francese Tzvetan Todorov, allievo di Roland Barthes, è morto, l’altra notte, a Parigi. Aveva 78 anni. Era nato in Bulgaria nel marzo 1939. Todorov è autore di classici come “La conquista dell’America” e “Di fronte all’estremo” e di studi sui formalisti russi. In Italia l'ultimo suo libro “Resistenti” era uscito per Garzanti nel 2016. E dal 9 febbraio, annuncia la casa editrice, è previsto il ritorno in libreria, in edizione economica, di uno dei suoi saggi più noti, “Il caso Rembrandt”. Pubblicato per la prima volta nel 2008 dalle edizioni Adam Biro, nell'opera “L'art ou la Vie!”, “Il caso Rembrandt” getta luce su uno dei più affascinanti segreti delle attività umane: il processo creativo. Quali sono le condizioni perché scaturisca un'opera destinata a imporsi a livello universale? Oltre ad ammirare la perfezione delle forme, Todorov in questo saggio sceglie come punto di partenza la storia del più famoso pittore del XVII secolo, Rembrandt, per descrivere la lezione umana che troviamo nei suoi quadri e nelle sue incisioni correlandola con quanto conosciamo dei suoi rapporti con le donne, i figli, la famiglia, la vita. E ripercorre il dialogo dell'arte con la morale e la realtà.
Rai Cultura ricorderà il filosofo e saggista riproponendo, oggi alle 13.30 su Rai Scuola, l’intervista ritratto di «Scrittori per un anno», realizzata nel 2012. Todorov affidava al programma le sue riflessioni sul futuro delle nuove tecnologie, sull’incontro tra culture, e sui regimi totalitari in una intervista di grande attualità. Questo il suo autoritratto intellettuale di studioso al crocevia con i grandi eventi del nostro tempo. «Io ho vissuto per circa venticinque anni », diceva Todorov, «in un paese del regime comunista. Ma questa esperienza non era affatto l’oggetto della mia riflessione, del mio studio. Tanto che il Muro di Berlino non era ancora caduto. Quindi è servito che cadesse il Muro affinchè l’opposizione tra democrazia e totalitarismo e il funzionamento dei regimi totalitari potesse diventare per me non soltanto un’esperienza personale, ma anche un oggetto di studio».
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