Addio ad Albee il drammaturgo di “Chi ha paura di Virginia Woolf?”

NEW YORK. Edward Albee, che nel 1962 mise sotto shock Broadway con “Chi ha paura di Virginia Woolf?”, è morto nel sonno a Montauk, Long Island, a 88 anni. Entrato in scena dopo che Edward O’ Neill,...
NEW YORK. Edward Albee, che nel 1962 mise sotto shock Broadway con “Chi ha paura di Virginia Woolf?”, è morto nel sonno a Montauk, Long Island, a 88 anni. Entrato in scena dopo che Edward O’ Neill, Arthur Miller e Tennesse Williams avevano completato la loro traiettoria creativa, Albee ne aveva raccolto il testimone traghettando il teatro al ventunesimo secolo.
Il gap tra illusione e verità e la disperazione nascosta dalla facciata apparentemente soddisfatta della vita contemporanea sono stati al centro di suoi drammi fin da quando nel 1959 aveva debuttato a Berlino con The Zoo Story, un singolo atto in tempo reale in cui un estraneo si intromette nella tranquilla quiete di un uomo che legge a Central Park. Fu The Zoo Story che, approdando alla Provincetown Playhouse del Village l'anno successivo, diede vita al movimento teatrale conosciuto poi come Off Broadway.
George e Martha, i protagonisti di “Chi ha paura di Virginia Woolf ?”, divennero, tre anni dopo, i più famosi elementi di una coppia sul punto di scoppiare. Il lavoro teatrale di Albee, tradotto in film da Mike Nichols con Richard Burton e Liz Taylor, vinse un Tony ma venne giudicato così scabroso che gli fu negato il Pulitzer. Riconoscimento che Albee vinse poi tre volte per A Delicate Balance, Seascape e Three Tall Women del 1994 che debuttò a Vienna prima di aprire a Broadway. Umorismo e temi dark sono stati al centro del suo lavoro. In oltre 25 commedie, Albee ha puntato i riflettori su temi chiave della cultura americana, dal matrimonio all'educazione dei figli, la religione e i confort della classe bene. Abbandonato dai genitori biologici ancora neonato, Albee era stato adottato ma mai veramente amato da un impresario teatrale e dalla moglie. Le sue opere non sempre furono successi di critica e neppure di pubblico: molte debuttarono all'estero prima che negli Usa e il suo lavoro venne spesso accolto con maggior entusiasmo in Europa: «Forse sono un commediografo europeo», aveva detto al New York Times nel 1991: «Guardate ai miei colleghi che non sono mai stati a Broadway: Aristofane, Sofocle, Shakespeare Marlowe, Moliere, Ibsen, Chekhov, Pirandello, Beckett, Genet. Nessuno di loro».
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